Quotidiano Nazionale logo
15 apr 2022

"Sono io la ragazza di Raffaello"

L’attrice forsempronese Giulia Bellucci ha interpretato in “Ghita“ la celebre amante del divin pittore

di Giovanni Volponi

"Sono stata la donna di Raffaello". Sembra uno scoop antico, ma è attualità: a dirlo è Giulia Bellucci, attrice forsempronese reduce dal successo dello spettacolo “Ghita, Storia della Fornarina“, replicato per diversi giorni al teatro Elfo Puccini di Milano. "È stato davvero bello – ci racconta – interpretare la Fornarina, ovvero Margherita Luti, la Ghita del titolo. Nello spettacolo è ormai anziana, e dopo il dolore della perdita dell’amato Raffaello si è chiusa in convento e racconta la parabola artistica e personale del pittore urbinate. Nella narrazione, Ghita dà voce a tutti i protagonisti della biografia del Sanzio, dagli allievi ai committenti, dagli amici ai colleghi. Ho cercato di tirarlo giù dal piedistallo, far emergere la persona oltre l’artista, utilizzando il duplice filtro della Fornarina, donna dallo spirito di strega ammaliatrice ma anche di madonna gentile".

Com’è stato confrontarsi con il più famoso personaggio del nostro territorio?

"Raccontare Raffaello è stato potente, avevo visto diverse mostre, ma non l’avevo scoperto fino in fondo. Poi per l’anno raffaellesco 2020, grazie a Comune di Urbino e Amat, è nato il progetto e la prima è stata proprio a Urbino un anno fa. Con gli autori Giulia Viana e Simone Faloppa e il regista Giacomo Ferraù c’è stato un lungo periodo di preparazione sia del testo, che è originale, sia mia, in quanto parlo numerosi dialetti, dal friulano di Giovanni da Udine al romanesco di Giulio Romano. Non ultimo, l’italiano del Cinquecento di Margherita. Anche i capolavori, dai quadri agli affreschi, sono raccontati attraverso lo stupore ingenuo della fornarina, che non aveva i mezzi per comprendere i complessi significati".

Come nasce la sua carriera?

"Dopo aver fatto ragioneria, ho studiato lettere a Urbino e nel frattempo mi sono avvicinata alla compagnia Teatrolinguaggi di Fano, specializzata nella traduzione di opere liriche in spettacoli per ragazzi. Da lì non ho più smesso, ho fatto stage e master, e tengo diversi laboratori nelle scuole e un corso di teatro a Fossombrone".

Progetti in cantiere?

"Spero di replicare “Ghita“ ancora a lungo, ma sono aperta a qualsiasi genere e autore. È bello specialmente quando si costruisce uno spettacolo da zero, come in questo caso, ma amo anche quando arrivano proposte diverse dal solito, perché si rivelano le sorprese migliori. Per il resto, sto con la famiglia e i miei due bambini in un antico mulino a Isola di Fano, immersi nella natura. Non potrei chiedere di più".

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?