Abusi in casa e al mare, assolto 25enne

Secondo la difesa del giovane di Bagnacavallo, la donna non era credibile. Anche la procura aveva chiesto l’assoluzione

Abusi in casa e al mare, assolto 25enne

Abusi in casa e al mare, assolto 25enne

Palpeggiata al mare e abusata in casa di lui, sosteneva lei. Ma sia la procura che il tribunale non le ha creduto assolvendo ieri mattina l’imputato - un 25enne di origine straniera residente a Bagnacavallo - "perché il fatto non sussiste", così come non solo aveva chiesto la difesa (avvocato Andrea Orsini) ma pure il pm d’udienza Silvia Ziniti. A sostenere che invece la versione della donna fosse centrata e aderente ai fatti, la sola parte civile (avvocato Monica Miserocchi). Probabilmente a pesare possono essere state alcune testimonianze circa quanto raccontato dalla donna, pure lei di origine straniera, ad alcuni amici dopo i fatti contestati. Entro 90 giorni sapremo come il collegio penale del tribunale di Ravenna, presieduto dal giudice Antonella Guidomei, le ha valutate.

I fatti si riferiscono a un paio di episodi dell’estate del 2020 denunciati al Commissariato lughese ad alcune settimane di distanza. In particolare i due si erano conosciuti attraverso amici comuni. La donna ha collocato la prima vicenda il 23 giugno di quattro anni fa quando nelle acque di Lido Adriano, mentre facevano il bagno, il 25enne l’avrebbe costretta a subire atti sessuali stringendola a sé.

Il secondo episodio risale all’8 luglio sempre di quell’anno quando lui l’aveva invitata nella propria abitazione bagnacavallese. Dopo avere proposto la visone di un film per adulti - prosegue quanto contestato in prima battuta -, a detta di lei l’aveva chiusa in una stanza e l’aveva palpeggiata costringendola poi a subire atti sessuali. Uguale a violenza sessuale continuata e a lesioni aggravate per via di due piccoli ematomi all’avambraccio destro e uno sulla coscia destra oltre a un piccolo taglio sul polso sinistro.

La donna aveva quindi fatto riferimento davanti agli inquirenti a confidenze ad alcuni amici. La difesa in arringa ha però sostenuto che la versione fornita in querela, non fosse affatto credibile. A partire proprio dagli ultimi tre testi i quali in aula avrebbero invece indicato tutt’altro rispetto alle confidenze di lei. Il legale ha inoltre puntualizzato la circostanza temporale legata ai primi lamentati palpeggiamenti:a poche settimane da quella brutta esperienza, era a suo avviso impensabile che accettasse l’invito del giovane per una serata a assieme. In quanto all’imputato, rimasto sempre a piede libero in questa vicenda, non è mai intervenuto in aula per fornire direttamente la propria versione dell’accaduto.