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7 lug 2022
7 lug 2022

Assistenza a Ravenna per i positivi al Covid: "Il servizio tuttora fermo"

Nei giorni scorsi la Regione ha annunciato il prosieguo dell’attività delle Usca. Ma vanno definite nuove linee guida: "Oggi una riunione"

7 lug 2022
Un medico Usca al lavoro. L’attività è stata interrotta il 30 giugno (foto d’archivio)
Un medico Usca al lavoro. L’attività è stata interrotta il 30 giugno (foto d’archivio)
Un medico Usca al lavoro. L’attività è stata interrotta il 30 giugno (foto d’archivio)
Un medico Usca al lavoro. L’attività è stata interrotta il 30 giugno (foto d’archivio)
Un medico Usca al lavoro. L’attività è stata interrotta il 30 giugno (foto d’archivio)
Un medico Usca al lavoro. L’attività è stata interrotta il 30 giugno (foto d’archivio)

I contagi crescono a ritmi vertiginosi, ma le Usca ancora non sono tornate in servizio. Nei giorni scorsi infatti la Regione ha annunciato che l’assistenza domiciliare per i pazienti Covid, terminata il 30 giugno per decisione del governo, sarebbe andata avanti fino al 31 dicembre in Emilia-Romagna. Le modalità però ancora non sono state definite: "Purtroppo, nonostante il rapido aumento dei casi in Italia e anche in provincia di Ravenna, che vede in media 500 casi giornalieri, e nonostante le dichiarazioni apparse sugli organi di stampa dell’assessore regionale alle Politiche per la salute Raffaele Donini e del presidente Bonaccini, a oggi le Usca sono chiuse" dicono i medici che componevano le unità speciali nel Ravennate, aggiungendo poi che "allo stato attuale, dopo 6 giorni dalle dichiarazioni circa la proroga dell’attività Usca e con il repentino aumento dei casi, il contratto Usca è terminato il 3006 e non è stato rinnovato, i medici di medicina generale e di continuità assistenziale non hanno ricevuto i dispositivi di protezione individuale e nessun corso di formazione e, come conseguenza e cosa ancora più grave, i pazienti Covid che si sono ammalati in questi giorni non stanno ricevendo alcuna assistenza domiciliare".

Del resto quello che è passato come ’proseguimento delle Usca’ è in realtà la nascita di un nuovo servizio che potrebbe anche avere un nome nuovo: le Usca erano infatti le unità speciali di continuità assistenziale stabilite dal governo con lo stato di emergenza. Ora le Regioni sono tornate a essere in primis l’organo incaricato di gestire la sanità, e formeranno le proprie unità: "Aspettiamo l’accordo, che è programmato per domani (oggi per chi legge, ndr) – spiega Mauro Marabini, direttore del dipartimento di Cure primarie dell’Ausl Romagna – e aspettiamo di avere qualche chiarimento rispetto alle necessità di ogni provincia. Va detto che i medici che componevano le Usca non sono certo rimasti a spasso: sono medici di base, titolari di guardia medica o persone che stanno frequentando il corso di formazione da medici di base. Inoltre fanno anche la guardia turistica e sostituiscono altri medici". Del resto in questo periodo c’è anche il problema dei medici di base contagiati e da sostituire.

È comprensibile, se si considera il quadro attuale dei contagi: ieri l’Ausl ha diffuso il bollettino settimanale del periodo 27 giugno-3 luglio, che ha visto un aumento dei casi del 45,7% in provincia, passando dai 2.977 della settimana precedente a 4.337. Solo un mese fa erano solo 950. Hanno fatto un balzo in avanti anche i ricoveri, che erano 181 in Romagna il 27 giugno mentre il 4 luglio erano 227 (+25,4%).

Sara Servadei

© Riproduzione riservata

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