La notte dell’8 agosto dello scorso anno il sito di logistica della Lotras, un deposito di 20mila metri quadrati in via Deruta, contenente merci in arrivo e partenza, dai generi alimentari a plastiche vulcanizzate, andò in fiamme. Il giorno dopo Faenza si svegliò sotto una cappa di fumo nero che rimase nell’aria per circa 36 ore. Fu un evento epocale per la nostra città che la segnò profondamente sia emotivamente ma soprattutto da un punto di vista ambientale a causa della combustione di materiali plastici e dello sversamento nelle condutture degli scarichi di acque cariche di oli prodotti inquinanti. Fu un’estate torrida e di enorme lavoro non solo per i vigili del fuoco ma anche per Comune, Prefettura, Protezione civile, Arpae e tutti gli enti di servizio che seguirono la vicenda sul posto per settimane dopo...

La notte dell’8 agosto dello scorso anno il sito di logistica della Lotras, un deposito di 20mila metri quadrati in via Deruta, contenente merci in arrivo e partenza, dai generi alimentari a plastiche vulcanizzate, andò in fiamme. Il giorno dopo Faenza si svegliò sotto una cappa di fumo nero che rimase nell’aria per circa 36 ore. Fu un evento epocale per la nostra città che la segnò profondamente sia emotivamente ma soprattutto da un punto di vista ambientale a causa della combustione di materiali plastici e dello sversamento nelle condutture degli scarichi di acque cariche di oli prodotti inquinanti. Fu un’estate torrida e di enorme lavoro non solo per i vigili del fuoco ma anche per Comune, Prefettura, Protezione civile, Arpae e tutti gli enti di servizio che seguirono la vicenda sul posto per settimane dopo aver stabilito lì il Coc, il centro operativo comunale che si allestisce per le emergenze. Ora siamo a quasi un anno di distanza da quella tremenda data quando le lingue di fuoco si levavano nel buio della notte per decine di metri e dal disastro ambientale che ne conseguì, un disastro che sarebbe potuto essere ancor più grave se le acque usate per spegnere l’incendio fossero finite nell’Adriatico attraverso il canale di scolo che passa proprio lungo via Deruta. Ciò venne evitato solo grazie al lavoro della task-force messa in piedi in piena emergenza. Il grosso problema fu focalizzato dopo qualche ora dall’intervento. Infatti le tonnellate di acqua usate per domare le fiamme finirono nelle caditoie assieme agli oli alimentari stoccati nel magazzino.

Vennero immediatamente chiuse le condutture verso il depuratore di Hera a Formellino perché la presenza degli olii avrebbe bloccato i sistemi di filtraggio così il tutto venne convogliato verso il fosso vetro, un canale che corre dietro all’azienda Tampieri, dopo aver attraversato un piccolo invaso e che poi intercetta il Cer che successivamente finisce in mare, all’altezza di Marina Romea. Il disastro ambientale era dietro l’angolo perché le acque inquinate, se fossero finite nell’Adriatico,avrebbero mandato in tilt la costa senzacontare i danni al turismo. A quel punto venne deciso di chiudere le diverse saracinesche e l’acqua mista all’olio rimase nel fosso vetro rischiando però di tracimare. Per questo venne chiesto ad alcune ditte private di aspirare l’acqua che venne successivamente stoccata e poi mandata in discarica. Una operazione che ad oggi è costata al Comune circa tre milioni di euro, uno dei quali ottenuti, come finanziamento, dalla Regione; gli altro sono stati coperti con un mutuo. Uno tra gli amministratori che ha maggiormente seguito la vicenda della Lotras assieme al sindaco Malpezzi è stato l’assessore all’ambiente Antonio Bandini. "In questo momento – spiega – stiamo ultimando l’indagine congiunta con Arpae sulle modalità di bonifica del bacino di laminazione. Lato conclusivo per quanto riguarda la bonifica ambientale in area pubblica. Il bacino, entro l’estate, verrà svuotato, verrà ripulito della vegetazione presente che ha provocato l’innalzamento dei Cod, un indicatore dell’inquinamento nelle acque degli scarichi".

"Una volta svuotato – continua Bandini – il fondo del bacino dovrà essere scarificato per una profondità di circa dieci centimetri eliminando eventuali depositi di materiali inquinanti. Nel corso di quest’ultimo anno abbiamo effettuato analisi sia delle acque, che del terreno circostante. Di fatto hanno stabilito quanto i valori siano simili a un normale refluo urbano. Nel frattempo l’intera zona attorno alla Lotras, bacino compreso, è stata isolata, cioè le acque presenti ed eventualmente quelle meteoriche che si accumuleranno rimarranno qui senza essere convogliate verso il mare. Infatti il bacino è stato by-passato con un’opera idraulica e le acque non provenienti dalla Lotras defluiscono nel fosso vetro a valle dell’invaso di laminazione e proseguono il loro corso normale". Il costo dell’operazione per la bonifica finale dell’area pubblica ancora non è dato sapere ma dovrebbe aggirarsi tra i 400 e i 500mila euro anche questi sempre a carico del Comune.

Antonio Veca