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22 gen 2022

"Non è contaminato", il grano può sbarcare

Il posto di controllo frontaliero aveva bloccato quella partita proveniente dal Canada. Ma il Tar ha intimato di riaprire il procedimento

22 gen 2022
La partita di grano duro, in arrivo dal Canada, è stata bloccata a Ravenna (repertorio)
La partita di grano duro, in arrivo dal Canada, è stata bloccata a Ravenna (repertorio)
La partita di grano duro, in arrivo dal Canada, è stata bloccata a Ravenna (repertorio)
La partita di grano duro, in arrivo dal Canada, è stata bloccata a Ravenna (repertorio)
La partita di grano duro, in arrivo dal Canada, è stata bloccata a Ravenna (repertorio)
La partita di grano duro, in arrivo dal Canada, è stata bloccata a Ravenna (repertorio)

La battaglia del grano, almeno per ora, l’ha vinta il Canada. Una battaglia virtuale fatta di carte bollate e ricorsi. Ma l’oggetto del contendere è assolutamente reale e, visti gli ultimi rincari delle materie prime, incredibilmente prezioso: una partita di grano duro imbarcata dalla motonave Sumatra il 4 marzo scorso a Vancouver, vivace porto canadese appunto, bloccata il 27 luglio seguente allo scalo di Ravenna su provvedimento di non ammissione del Pcf (posto di controllo frontaliero) e ora in deposito al terminal ‘Eurodocks srl’. Il Tar di Bologna, con ordinanza appena depositata, in attesa di entrare nel merito della questione nell’udienza fissata per luglio, ha deciso di intimare all’autorità sanitaria di riaprire il procedimento entro 20 giorni. E ha condannato il ministero della Salute a pagare 2.000 euro di spese legali. Come tutte le storie di mare che si rispettino, anche questa ha un respiro ultra-oceanico: e non solo per la provenienza del grano, fornitura della società canadese ‘Richardson International Limited’ che ne aveva curato l’esportazione dal Paese d’origine, ma anche per la sua destinazione: inizialmente transitata per l’Algeria, prima di essere dirottata sull’Italia. Prima complicazione: perché secondo l’autorità sanitaria, l’indicazione univoca del luogo di destinazione, rappresenta la garanzia di rispetto delle disposizioni previste per il Paese di arrivo del carico. Sì, perché gli alimenti importati sul suolo comunitario, per essere immessi sul mercato, devono rispettare le norme di settore. In questo caso – sempre secondo l’autorità competente – non erano state fornite informazioni sulla tracciabilità della partita e soprattutto, all’arrivo, non c’erano state delucidazioni su un’eventuale contaminazione con acqua di mare. Per la spa che aveva fatto ricorso, la Casillo Commodities Italia (avvocati Saverio Nitti, Andrea Di Comite e Mirco Semeraro), è invece normale nel commercio internazionale agricolo che i carichi cambino acquirente nel corso delle traversate oceaniche tanto che ...

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