CronacaPadre troppo severo con la figlia: a processo

Padre troppo severo con la figlia: a processo

Non avrebbe gradito che uscisse con ragazzi e ragazze più grandi, lei (13 anni) racconta anche di botte. Ma le versioni divergono

Padre troppo severo con la figlia: a processo
Padre troppo severo con la figlia: a processo

Non approvava il fatto che la figlia 13enne frequantasse ragazzi più grandi e che vestisse discinta come le sue amiche, cosa che l’avrebbe messa in cattiva luce agli occhi della locale comunità albanese. Inoltre, pretendeva di controllarle il cellulare, ne contestava il poco impegno nei lavori di casa e il fatto che andasse male a scuola. Comportamenti ritenuti inappropriati dalla famiglia, in ragione dello spirito ribelle e poco incline a conformarsi ai dettami educativi della ragazza. La quale, un giorno, aveva raccontato a scuola che il padre la picchiava, riferendo di avere anche perso diversi chili in quanto rifiutava il cibo. Da lì all’intervento dei servizi sociali di Faenza il passo fu breve. E dopo l’iniziale procedimento per maltrattamenti in famiglia, che aveva portato a una misura cautelare a carico del padre, allontanato da casa, l’accusa è stata rivista in quella più morbida di ’abuso dei mezzi di correzione’.

Il processo a carico del genitore 40enne – tutelato in aula dall’avvocato Greta Monti per lo studio Benini – è in corso davanti al giudice Natalia Finzi e ieri sono stati sentiti la psicologa e gli assistenti sociali che hanno seguito la vicenda. Gli stessi hanno detto che dopo l’allontanamento del padre, l’adolescente si era pentita delle conseguenze della sua denuncia e oggi il genitore è di nuovo in famiglia. Lo stesso si è inoltre "mostrato collaborativo" verso gli stessi assistenti che avevano intrapreso un percorso rieducativo teso a recuperare l’equilibrio e la giusta serenità all’interno del nucleo familiare. Ma a fine 2020 il clima in casa era alquanto teso. La giovane aveva dapprima contattato autonomamente i servizi sociali, riferendo che il padre la picchiava. In un’altra circostanza, dopo averla accusata di essere rincasata tardi, le aveva rotto il cellulare. Nel gennaio 2021, a un’insegnante, riferì che il padre le aveva tirato con forza i capelli, un’altra volta a chiedere l’intervento della polizia fu un amico della giovane a seguito di altre, presunte, violenze domestiche.

A scuola, hanno confermato gli assistenti sociali, la ragazza andava molto male, poiché del tutto disinteressata a qualsiasi materia, mentre nell’ordinanza che lo allontanava inizialmente da casa il Gip descriveva il padre come solito a perseguire "l’obiettivo di dirigere la famiglia con autorità, piegando a sé ogni velleità altrui". Le accuse sono state poi ammorbidite e la difesa tenterà di dimostrare che non vi fu violenza fisica sulla ragazza. "La psicologa fece colloqui con la famiglia – ha detto ieri un’operatrice sociale –, avevamo capito che c’era molto da lavorare su quel nucleo e che i genitori erano in difficoltà a gestire la ragazza. Dopo l’allontanamento del padre, si era pentita di quelle estreme conseguenze, ma non perché avesse detto il falso".

Lorenzo Priviato