Il marito, un facoltoso imprenditore rivierasco, era finito nei guai per evasione fiscale. E lei c’era finita di conseguenza per falsa testimonianza. La sua colpa, almeno secondo l’accusa, era quella di avere mentito sulla separazione: solo un escamotage, per il pm, al fine di creare un fondo familiare ad hoc attraverso il quale sottrarre beni potenzialmente aggredibili dal Fisco. La diretta interessata, una ultraquarantenne di Cervia difesa dall’avvocato Francesco Manetti, nel processo conclusosi nella tarda mattinata di ieri, è stata...

Il marito, un facoltoso imprenditore rivierasco, era finito nei guai per evasione fiscale. E lei c’era finita di conseguenza per falsa testimonianza. La sua colpa, almeno secondo l’accusa, era quella di avere mentito sulla separazione: solo un escamotage, per il pm, al fine di creare un fondo familiare ad hoc attraverso il quale sottrarre beni potenzialmente aggredibili dal Fisco. La diretta interessata, una ultraquarantenne di Cervia difesa dall’avvocato Francesco Manetti, nel processo conclusosi nella tarda mattinata di ieri, è stata assolta dal giudice Beatrice Marini "perché il fatto non sussiste" a fronte di una richiesta di condanna della procura a un anno e quattro mesi di reclusione. Per la difesa quella separazione era reale e dava semplicemente conto di un deterioramento dei rapporti di coppia al quale i due, come talvolta accade, avevano cercato di ovviare con un matrimonio. La vicenda si era innescata in seguito a un accertamento della guardia di Finanza su tre annualità che avrebbe portato a contestare 260 mila euro di Iva e più di un milione di imposte evase per la prima annualità. Le verifiche erano partite sul 2008, anno in cui i due si erano sposati. Nel maggio del 2011 avevano però omologato un accordo di separazione che in sintesi escludeva l’assegno di mantenimento per lei ma prevedeva un fondo familiare a tutela dei figli: dentro, oltre a una villa in Bassa Romagna, c’era anche una dimora a Cervia. A metà novembre del 2013 la donna, chiamata a testimoniare nel processo per la contestata evasione al consorte, aveva deciso di parlare (avrebbe cioè potuto avvalersi in quanto coniuge) spiegando che la separazione, avvenuta a fine 2010 e omologata pochi mesi dopo, era stata decisa in ragione della crisi manifestatasi nell’ottobre del 2008 alla quale, per cercare di raddrizzare il rapporto, entrambi avevano deciso di reagire attraverso il matrimonio. In quanto al fondo, la donna aveva precisato che era una forma di tutela per i figli e non un tentativo di sottrazione fraudolenta di beni al Fisco.

Al termine del processo contro il marito tuttavia la procura aveva chiesto e ottenuto per lei il rinvio degli atti per valutare la falsa testimonianza. Per l’accusa insomma i due non avevano mai interrotto il rapporto: tanto che da una delega d’indagine, era emerso che nel 2011 erano stati fermati a bordo di un’auto assieme a un’altra coppia e che poco prima dell’omologa della separazione, erano stati identificati a poca distanza l’uno dall’altro, anche se su auto differenti. Per la difesa in realtà quel giorno i due stavano semplicemente andando da un notaio a firmare delle carte proprio per il fondo famigliare in quella che era una normalissima separazione giunta alla fine di una relazione.

a.col.