I controlli della polizia sono costanti alle ex Reggiani (Foto d'archivio Artioli)
I controlli della polizia sono costanti alle ex Reggiani (Foto d'archivio Artioli)

Reggio Emilia, 8 gennaio 2019 - Una lite banale, di quelle che alle ex Reggiane avvengono quasi ogni giorno, è stata fondamentale per rintracciare e arrestare un pericoloso stupratore seriale che si nascondeva tra i capannoni di via Agosti. Ghanese di 30 anni, tristemente conosciuto in città per essere stato l'autore dell'efferata violenza sessuale ai danni di una donna di 54 anni, picchiata e stuprata nel sottopasso della stazione del 2007, è stato arrestato dalla polizia perché deve scontare cinque anni di carcere per una condanna definitiva arrivata nel maggio del 2017 per un tentativo di stupro commesso nel 2009 a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna.

Il trentenne, però, era latitante da oltre un anno. Aveva fatto perdere le sue tracce subito dopo essere uscito di carcere nel 2015, quando aveva finito di scontare la condanna per lo stupro del 2007 e la custodia cautelare per quello tentato nel 2009. Nel maggio 2017, però, è arrivata la condanna defnitiva a cinque anni per i fatti di Casalecchio, ma nessuno sapeva che fine avesse fatto Ofori, almeno fino a ieri, quando una lite con un nigeriano, all'interno delle ex Reggiane, lo ha fatto riapparire tra le mani della polizia.

Ieri mattina, infatti, al 113 è arrivata una prima segnalazione da parte di alcuni cittadini delle comunità ghanese, che abitano all'interno della fabbrica abbandonata, per una lite in corso tra due uomini. Quando gli agenti delle volanti sono arrivati sul posto, però, hanno trovato nessuno, ma i testimoni hanno spiegato nel dettaglio cosa fosse successo. Un uomo, nigeriano di 29 anni, pare avesse tagliato i cavi abusivi dell'elettricità che servivano i capannoni utilizzati dalla comunità ghanese. Per questo l'uomo aveva deciso di farsi giustizia da sé ed era andato a parlare con il nigeriano. Al termine della discussione, però, il ventinovenne ha colpito il ghanese alle spalle con un oggetto tagliente.

Passata un'ora, poi, la polizia è tornata alle ex Reggiane, questa volta per due principi di incendi. Uno era stato appiccato probabilmente dalla comunità ghanese che aveva dato alle fiamme gli effetti personali del nigeriano, in segno di vendetta, l'altro invece aveva interessato parte di un capannone, ma non è possibile ricondurlo alla lite di un'ora prima. Grazie ai racconti della comunità e ai controlli effettuati dalle forze dell'ordine nei mesi precedenti, durante i quali erano stati identificati molti ospiti delle Reggiane, in serata gli agenti delle volanti hanno rintracciato l'aggressore che è stato denunciato per lesioni personali aggravate. In cerca della vittima, quindi, gli agenti hanno trovato  la compagna del ghanese.

La donna, anche lei ghanese di 20 anni, incinta di 4 mesi, che abita alle Reggiane, ha spiegato che il trentenne non voleva farsi medicare in ospedale e non voleva vedere la polizia. Un atteggiamento, questo, che ha destato subito molti sospetti. Dopo alcune insistenze, con la donna che ha fatto da intermediario tra il 30enne e gli agenti, l'uomo ha deciso di farsi curare al Santa Maria Nuova, dove ha ricevuto una prognosi di otto giorni. L'uomo, però, dall'ospedale non è uscito da solo, ma accompagnato dai poliziotti delle volanti che lo hanno portato in carcere per scontare la pena di 5 anni inflitta per i fatti di Casalecchio di Reno del 2009.

Ieri sera, in via Agosti, proprio davanti a una parte del complesso delle ex Reggiane, è stata rapinata una guradia giurata: il bandito era armato di coltello.