Reggio Emilia, 11 febbraio 2021 - Dalla ripresa della didattica dopo le vacanze di Natale, nelle scuole della nostra provincia sono emersi in tutto circa 40 focolai. Un numero che la direttrice del dipartimento di sanità pubblica dell’azienda Usl locale, Emanuela Bedeschi, ritiene "consistente".

"Le problematiche che interessano il mondo della scuola - puntualizza però subito - non sono diverse, né maggiori, rispetto a quelle riscontrate negli ambienti lavorativi, o ancora per quanto riguarda i focolai familiari". Un altro dato fornito, sempre in riferimento solo all’inizio del 2021, inquadra la situazione delle classi prese in carico dal servizio sanitario: finora, 270 in totale.

"Con ‘classi prese in carico’ - spiega Bedeschi - si intendono anche i contesti scolastici che hanno visto l’emersione di un solo caso positivo, non un focolaio, e per le quali non è stato necessario un intervento". La modalità con cui vengono gestiti i casi scolastici, si sa, dipende anche dall’età degli studenti o alunni. Nel caso dei più piccoli, le scuole dell’infanzia quindi, la quarantena è sempre prevista; diversamente, andando verso i più grandi, nel momento in cui si riconosce un solo caso, senza che questo abbia avuto ripercussioni contagiose sulla classe, allora non è strettamente necessario l’isolamento dell’intero gruppo.

"Nei mesi a cavallo tra il 2020 e il 2021 - continua - l’attività maggiore si è concentrata sulle scuole dell’infanzia. Durante il periodo delle vacanze invernali la nostra attività si è certo ridotta, ma mai fermata del tutto, perché comunque continuavano a presentarsi gli strascichi dei contatti avvenuti fino a poco prima di Natale".

Nonostante il bilancio dei focolai sia piuttosto alto, a meno di un mese dalla riprese delle attività scolastiche ci sono delle considerazioni di cui tener conto, per non cadere nell’allarmismo. Intanto il fatto che le scuole superiori siano in presenza al 50%, oltre allo stop di tutte le attività extra-scolastiche, il che certo è un peccato ma frena di netto la possibilità di avere contatti. Di fatto le aspettative sulla ‘contagiosità’ della scuola non sono meno rispettate rispetto a quelle sugli ambienti lavorativi o familiari. La direttrice infine fa una precisazione di natura logica.

"In un ambiente di comunità come quello scolastico - dice - considerate le caratteristiche di questa malattia, non possiamo dire che questo derivi da criticità particolari. Abbiamo fatto e continuiamo a procedere coi sopralluoghi per verificare tutte le situazioni e le procedure adottate: non ci sono aspetti strutturali da migliorare, le scuole si stanno facendo carico di tantissimi aspetti gestionali. Il tracciamento, poi, è sempre puntuale. Però è chiaro che se, per esempio, un alunno presenta un po’ di febbre la sera o il pomeriggio, ormai ha già frequentato la scuola tutto il giorno. Pur facendo il tampone nelle 48 ore successive al presentarsi dei sintomi, non è raro che siano già avvenuti 4 o 5 contagi".

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