Isacco Manfredini
Isacco Manfredini

Bagnolo in Piano (Reggio Emilia), 28 novembre 2019 - Isacco Manfredini dice basta. Non sarà più dirigente della Bagnolese Calcio. «Sì, ho deciso così, perché credo che non si possa più andare avanti. Io provengo da Mancasale e so cosa vuol dire fare calcio tra i dilettanti, ma sono stato attaccato da più parti per spezzoni di frasi che ho detto («Affermazioni forti, ma lui (Daffe) ha provocato»). Daffe, il 37enne portiere senegalese dell’Agazzanese (squadra piacentina), domenica, aveva ricevuto insulti razzisti durante il match valido per il campionato di Eccellenza contro la Bagnolese, allo stadio Fratelli Campari. Il portiere aveva abbandonato il campo e l'arbitro, dopo due minuti, aveva deciso di sospendere la partita.  

A questo punto le chiediamo maggior chiarezza.
«Tutti si permettono di fare i filosofi, quando in campo non c’è mai stato nessuno. Se hanno sospeso la pena della gara a porte chiuse, credo che abbiano valutato 105 anni di storia senza macchie. La sentenza del giudice è giusta e nello stesso tempo dico che il signor Daffe ha voluto fare il protagonista». 

E cioè? 
«Lui doveva andare dall’arbitro, dirgli che aveva ricevuto offese razziste e non uscire dal campo. Le conseguenze ora sono contro la sua società che ha un punto in meno, non ha giocato la gara ed ha pure il portiere squalificato». 

Lei in particolare è stato «accusato» di dire ai suoi giocatori di colore di far finta di niente in caso di offese.
«Certo e lo confermo: mi risulta che anche Ogongo (leader kenyota delle ’sardine’ romane, ndr) che riceve minacce tutti i giorni abbia detto di non dare peso e di continuare sulle proprie idee. Le ricordo che noi due anni fa siamo stati oggetto di cori razzisti veri e nessuno, a parte voi del Carlino, ne ha parlato. Dico anche, ma mi pare logico, che le offese razziste sono sempre da condannare».








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Lei ha un’attività imprenditoriale e Faye, giocatore di colore della Bagnolese, è impiegato da lei. 
«Certo, è un bravo ragazzo e abbiamo sempre cercato di aiutarlo. E questo da sei anni. Ma nella stessa Bagnolese ci sono atleti di altre nazionalità e ragazzi di colore. Col razzismo non c’entriamo nulla». 

Ma quella frase partita dalla tribuna? 
«Guardi, io ho fatto qualche indagine personale e non c’è nemmeno la certezza che la frase sia stata quella riportata. Non sarà bello da dire, ma potrebbe avergli detto pezzo di... Del resto non credo proprio che arbitro o assistente abbiano sentito, perché solo quando Daffe se n’è andato dal campo tutti sembravano aver sentito tutto».

È stato scatenante il fallo di Daffe su Zvetkov? 
«Certamente: ora io dico che una persona di 37 anni con un fisico imponente che va a colpire volontariamente un ragazzino di 20 che potrebbe quasi essere suo figlio, beh, non è un bell’esempio di sportività. Nessuno gli ha chiesto scusa, nemmeno Daffe, e se lo colpiva qualche centimetro più in alto, ora avremmo il ragazzo in ospedale operato. Io ero dietro la porta, gli ha detto di rialzarsi, che è solo un poppante e non fa discussioni con un ragazzino». 

Ma lei lamenta anche pressioni, diciamo politiche.
«Il Movimento Bagnolo Bene Comune ha cavalcato l’episodio. Ma dov’erano quando avevamo i vari problemi societari e del campo?

E ora non la vedremo più allo stadio Fratelli Campari? 
«La Bagnolese resta nel mio cuore e l’aiuterò, ma non sarò più dirigente».