L'ambulanza porta via la donna

Reggio Emilia, 8 dicembre 2017 - «Sono stata io». «Mia figlia ora non c’è più». Frasi sconnesse, quelle che i soccorritori sono riusciti a raccogliere dentro quella maledetta macchina sulla riva del fiume, nella serata di ieri a Luzzara. Mentre Antonella Barbieri perdeva sangue, accanto al corpo senza vita del suo piccolo Lorenzo Zeus, 5 anni, nascosto sotto una coperta sul sedile. L’altra bimba di due anni, Kim, verrà trovata più tardi dai carabinieri, che la cercavano disperatamente. Hanno buttato giù la porta e il suo corpo senza vita giaceva in casa. Non sono bastate nemmeno le loro preghiere a scongiurare l’ultima tragedia pensabile. Altre frasi deliranti e cenni sono stati raccolti dagli inquirenti e dagli psichiatri sul letto dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, nel reparto di terapia intensiva, dopo essersi accoltellata al torace. Nella nottata di ieri il pm Maria Rita Pantani e il colonnello Antonino Buda hanno tentato di dare un perché a questa follia, attraverso le parole della donna. E poco prima delle 23 di ieri è stata arrestata, nella stanza in cui si trovava piantonata, prima di essere raggiunta dal suo avvocato.

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Lei, casalinga di 39 anni originaria di Carpi, bionda e bellissima, la descrive così chi la conosceva. Una donna piegata però da fantasmi che non la lasciavano in pace: depressione, manie persecutorie, per le quali era in cura da tempo. Ci sarebbe questo, stando alle prime ricostruzioni, alla base di questi delitti. La mano di una madre che si accanisce sui suoi due piccolini, armata dalla follia. Nient’altro. Non una ragione, non può esserci. 


Il marito, Andrea Benatti, 38enne di Viadana, è dipendente dell’officina di famiglia Fratelli Benatti; la notizia lo ha raggiunto nel tardo pomeriggio di ieri, mentre stava tornando a casa.
Ma è soprattutto una star del rugby. Conosciutissimo. Terza linea flanker che ha vestito la casacca del Viadana e, dal 2010, nella relativa franchise in Celtic League, gli Aironi. Nel 2011, però, si è ritirato dai campi per problemi di salute.


Una volta campione d’Italia, due Coppe Italia e una Supercoppa nel suo palmares. Un vanto per lui e per tutti i suoi familiari, che ne parlavano anche con i vicini di casa. Le sue vittorie e i suoi bellissimi bambini. Mantovano doc, cresciuto in quelle terre di nebbia, lui. Lei modenese di Carpi, da un anno e mezzo si erano trasferiti in quella casa di campagna, a Suzzara. Lontana un chilometro dai primi vicini. 


«I desideri e l’inquietudine ti hanno fatta chi sei», scriveva sulla sua bacheca di Facebook quella madre qualche mese fa, citando Cesare Pavese. Altre citazioni, frasi su frasi, che parlano di fragilità, di sorrisi che celano il dolore. E la sua pagina social, nella serata di ieri, si è riempita degli insulti di chi non comprende come una madre possa uccidere i propri bambini. Altri, che addossano la responsabilità a chi non ha riconosciuto il suo grande malessere. 
«Chi è sensibile, se sa di aver ferito qualcuno si tortura per ore ed ore pensando alla sensazione che gli ha fatto provare. Chi è sensibile dura una fatica immensa. Si dovrebbe aver cura di chi è sensibile, potrebbe morire per una carezza in meno», scriveva ancora citando Susanna Casciani a ottobre; assieme alla foto della sua bambina di spalle.