Reggio Emilia, 14 giugno 2021 - Sorridono alla dogana, la mamma di Saman Abbas abbassa un attimo il velo che le copre il volto e, via, verso l'imbarco. Sono le ultime immagini (video) dei genitori di Saman Abbas in Italia, ripresi il primo maggio scorso all'aeroporto Malpensa mentre salgono sul volo per il Pakistan, dove ora li raggiungerà una rogatoria internazionale. Sono entrambi indagati per l'omicidio della ragazza scomparsa dal 30 aprile e per l'occultamento del suo cadavere.

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La mamma senza pietà

"E’ un disonore, una vergogna per la nostra famiglia", sarebbero state queste le parole di sdegno pronunciate dalla madre di Saman quando nell’ottobre del 2020 i servizi sociali dell’Unione Bassa reggiana hanno comunicato ai genitori che la figlia sarebbe stata messa in una casa famiglia dopo essersi rifiutata di sottostare a un matrimonio combinato. "Come facciamo a spiegarlo in Pakistan? È un disonore, una vergogna per la nostra famiglia": sono queste le parole usate da Nazia Shaheen prima di scoppiare in lacrime, non tanto per quella figlia che sarebbe uscita di casa per chissà quanto, ma per il tradimento della promessa.

Gli indagati 

Assieme ai genitori, sono accusati di avere ucciso la pakistana diciottenne anche lo zio (che secondo le indagini e le testimonianze sarebbe l'autore materiale del delitto) e un cugino: questi due dovrebbero essere ancora in Europa, nascosti da qualche parte, e il servizio di cooperazione internazionale di Polizia del ministero dell'Interno li sta cercando nelle varie comnità pakistane.

Le ricerche

Diventa sempre più difficile l’opera di carotaggio e di ricerche tra i campi e sotto le serre, per tentare di individuare il luogo dove sarebbe sepolto il corpo di Saman Abbas. L’innalzamento delle temperature, ormai a pochi giorni dall’estate, rende “infuocato” l’ambiente, in campi su cui, in assenza di alberi o edifici, il sole batte dall’alba al tramonto. Difficile lavorare, in particolare tra umidità e calore sotto le serre, come dimostra anche il malore improvviso a un carabiniere – per fortuna senza gravi conseguenze – avvenuto nella tarda mattinata di domenica, con il militare subito trasportato al pronto soccorso dell’ospedale guastallese. Ieri le operazioni di carotaggio sono iniziate molto presto, già verso le sei, per proseguire per circa tre ore, interrotte quando la temperatura ha cominciato a essere meno sopportabile tra i campi compresi fra via Colombo e strada Reatino a Novellara. Ad agire è ormai un gruppo fisso di carabinieri, addestrati per eseguire in modo corretto il carotaggio, in punti ben precisi dei terreni dell’azienda Le Valli, segnalati da presenze “sospette” nel sottosuolo al passaggio del moderno elettromagnetometro, utilizzato già nei giorni scorsi per scrutare sotto la superficie dei campi. La presenza di un gruppo fisso di carabinieri è giustificata dalla conoscenza di quell’area che gli stessi hanno maturato in questi giorni di lavoro sul territorio.

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Al momento risultano essere state una decina le serre sottoposte al passaggio con il sofisticato attrezzo di ricerca, che si basa sul sistema di “richiamo” delle onde elettromagnetiche dopo essere penetrate in profondità. Ma ne restano almeno una cinquantina da controllare. E per ognuna di queste occorre tempo per una verifica completa e approfondita. Forse è anche questo a giustificare le parole del capo della Procura della Repubblica reggiana, la dottoressa Isabella Chiesi, che nei giorni scorsi ha dichiarato ai cronisti che potrebbe essere necessario anche un mese prima di poter ritrovare i resti di Saman. Sempre se sarà confermata l’ipotesi degli investigatori sull’omicidio della ragazza ad opera dello zio, con la complicità del genitori e di un paio di cugini indagati, uno dei quali catturato in Francia ed estradato in Italia alcuni giorni fa, pur se lo stesso si dichiara completamente estraneo ai fatti e, almeno per ora, risulta trincerato nel silenzio.

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“Che qualcosa sia successo secondo me è vero. Altrimenti perché i genitori sono scappati?”. A parlare è un cugino 38enne di Saman Abbas. Il parente - che chiede l'anonimato “per non avere problemi”, come spiega all'Ansa - lavora nella stessa azienda agricola della famiglia Abbas.

“Intorno al 25 aprile, Shabbar (padre di Saman, ndr) mi ha chiesto un favore: andare a comprare un biglietto aereo per il Pakistan per sua moglie. Lui non voleva andare perché aveva un debito con quest'agenzia del paese. Ma io non c'entro nulla con
questa vicenda e non ho aiutato nessuno a fuggire”, dice il giovane che è stato sentito più volte dai carabinieri come persona informata sui fatti, ribadendo la sua estraneità al caso Saman, tant'è che non è indagato.

“Saman? Era una brava ragazza, simpatica e allegra. Spesso ridevamo insieme - continua a raccontare il cugino - poi quel che succedeva in casa tra di loro non lo so. A me sembrava tutto ok”. Infine, sul matrimonio combinato conclude: “Un anno fa mi risulta che lei fosse andata in Pakistan e avesse accettato di sposare quel cugino. Poi quando è tornata, forse ha cambiato idea oppure ha trovato un altro ragazzo. Quando lei era in comunità, la mamma piangeva perché era lontana”.