"Stupro dopo una lite". Cinquantenne assolto

Violenza sessuale e lesioni le accuse rivolte all’impiegato parmigiano. L’avvocato Tria (parte civile): "Valuteremo se impugnare la sentenza"

"Stupro dopo una lite". Cinquantenne assolto

"Stupro dopo una lite". Cinquantenne assolto

Dopo un litigio per gelosia, lo stupro: è questa la pesante accusa mossa da una donna a un 50enne, a cui era stata legata da una relazione a fasi alterne. Dapprima avevano avuto una lunga relazione, dal 2014, durata sette anni; si erano lasciati e poi avevano ricominciato a vedersi tra alti e bassi. L’uomo, da lei denunciato, e processato con il rito abbreviato, ieri è stato assolto dal giudice dell’udienza preliminare Silvia Guareschi dalle contestazioni di violenza sessuale e lesioni. Secondo la ricostruzione investigativa, quel giorno, il 15 settembre 2022, in una casa di Sant’Ilario, mentre la coppia era a letto, sarebbe avvenuta l’aggressione. La donna gli avrebbe chiesto di una scappatella avvenuta ai tempi in cui avevano una storia stabile: lui subito avrebbe negato, poi ammesso, e lei gli avrebbe dato un buffetto. Ma il 50enne, un impiegato parmigiano, avrebbe reagito con violenza: l’avrebbe tenuta bloccata con il proprio peso, sotto di lui; le avrebbe fermato le mani con la sua mano; e l’avrebbe picchiata con pugni alla testa, schiaffi e colpi ai lati del busto. Nonostante il rifiuto della donna, e i tentativi di reazione, tra le botte lui l’avrebbe costretta a un rapporto sessuale completo. Poi, alla fine, dopo che gli fu intimato di andarsene, il 50enne avrebbe minacciato la donna: "Non dire nulla, altrimenti ti taglio le ruote dell’auto e non solo". Il giorno dopo lei andò all’ospedale, dove le furono diagnosticate ecchimosi multiple sulle gambe, l’avambraccio e la mano, con conseguenze per quindici giorni, e poi sporse denuncia. In udienza preliminare la donna si è costituita parte civile tramite l’avvocato Nicola Tria. L’uomo, assistito dall’avvocato Matteo Marchesini, ha chiesto di essere interrogato: a suo dire, la donna lo aveva colpito in modo forte e si dimostrava possessiva anche se la loro relazione era perlopiù fisica. Non ha negato il rapporto sessuale, ma ha detto che avvenne prima del litigio e che fu consenziente. Sulla discussione, ha riferito: "Io l’ho solo immobilizzata perché lei non mi facesse male, poi sono andato via. Non mi aspettavo di essere denunciato". L’avvocato Marchesini ha prodotto le chat ai tempi della loro relazione, per dimostrare la tesi difensiva secondo cui sarebbe stata soprattutto lei a cercare lui ed era inverosimile un episodio di violenza sessuale. Il pubblico ministero Giulia Galfano, ritenendo provata l’accusa, ha chiesto 5 anni e 8 mesi di condanna, mentre la difesa ha domandato l’assoluzione, poi disposta dal giudice. "Valuteremo, quando saranno depositate le motivazioni, e dopo averle lette, se chiedere al pubblico ministero di impugnare la sentenza – commenta l’avvocato Tria per la parte civile – e se proporre comunque appello agli effetti della responsabilità civile".