Il giorno dell’arresto del professore (foto Migliorini)

Rimini, 17 ottobre 2018 - Due anni di carcere patteggiati con il beneficio della pena sospesa. Si è chiuso così, ieri mattina, il processo che vedeva alla sbarra un insegnante pesarese, di 46 anni, accusato di avere fatto sesso con un’alunna di 15. Il prof ha già versato alla vittima 10mila euro, un anticipo sul risarcimento danni.

Le manette erano scattate il 30 gennaio scorso, quando la Squadra mobile aveva arrestato l’uomo poco prima che mettesse piede nell’istituto di Riccione dove insegnava. L’epilogo dell’inchiesta aperta per quei messaggi a luci rosse che il prof aveva spedito a una studentessa con cui, avevano scoperto, aveva una relazione. File che avrebbero dovuto rimanere confinati ai due amanti, ma che erano finiti invece in mano a decine di studenti.

Forse la stessa ragazzina, orgogliosa del rapporto ‘privilegiato’ che aveva con l’insegnante, si era fidata di un’amica, e il web aveva fatto il resto. I file avevano cominciato a circolare nell’istituto come un’epidemia, fino a guadagnare altre due scuole. Gli studenti avevano aperto subito la ‘caccia’ ai due amanti proibiti, ma poi quelle conversazioni hot erano arrivare anche sotto gli occhi di un paio di mamme che avevano scatenato il finimondo.

Inferocite erano andate dritte dal preside, il quale se all’inizio aveva pensato a uno scherzo, si era presto reso conto che purtroppo era tutto vero: uno dei suoi insegnanti se la faceva con una studentessa. Non ci avevano messo molto nemmeno a riconoscere la voce maschile che mormorava frasi sconce, e a cui avevano dato subito nome e cognome. Un minuto dopo, il dirigente aveva chiamato la Polizia e messo tutto nelle mani degli investigatori.

Gli agenti della Mobile avevano perquisito la casa dell’insegnante, sequestrando telefonino e computer, mentre alla storiaccia si aggiungevano via via altri particolari, non ultimo quello che la 15enne in questione era anche la fidanzatina del figlio del prof. Da quel momento in poi, tra Rimini e Pesaro non si era parlato d’altro, mentre la studentessa, rappresentata dall’avvocato Alessandro Sarti, rivendicava il diritto di farsi la sua vita.

L’insegnante, difeso da Alessandro Buzzoni e Roberto Brunelli, era stato sospeso dalla scuola, ma per lui il peggio doveva ancora arrivare. Indagato per atti sessuali con una minore a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione e vigilanza, il 30 gennaio era stato arrestato e confinato a casa dei genitori, nonostante le sue proteste di innocenza.