La discoteca Paradiso di Rimini alla fine degli anni Novanta (foto Migliorini)
La discoteca Paradiso di Rimini alla fine degli anni Novanta (foto Migliorini)

Rimini, 6 marzo 2017 - Un lungo viaggio in un mondo che non esiste più. Ci sono discoteche che hanno fatto la storia e hanno fatto ballare intere generazioni di ragazzi. Dal Marabù di Reggio al Babaloo di Porto Potenza Picena, quei locali oggi sono solo un ricordo sbiadito (foto). Restano capannoni vuoti e abbandati, degrado, immagini in bianco e nero. Eccolo, il nostro viaggio. Nella febbre del sabato sera che non c’è più.

Non hanno ballato una sola estate. Anzi, molte discoteche sono state a lungo come dei ‘fari’ per il divertimento notturno: spazi immensi, cattedrali scintillanti, dove scendeva in pista la voglia di scatenarsi e di fare incontri. Al Picchio Rosso di Formigine cantarono Vasco Rossi, Renato Zero, Lucio Dalla e tanti altri; il Melody Mecca di Rimini era considerato il tempio della musica afro e reggae, e il Topkapi una tappa irrinunciabile dell’estate. In particolare negli anni ‘70 e ‘80, l’Emilia Romagna divenne un ‘distretto del piacere’, nella definizione del sociologo Aldo Bonomi. Sembrava un mondo destinato a non finire mai e invece, una dopo l’altra, molte discoteche hanno spento le luci: soltanto nell’area di Rimini, erano 150 negli anni ‘80, e adesso sono una settantina: la metà. 
«È stato soprattutto l’arrivo della Rete a modificare i comportamenti giovanili del tempo libero – ha osservato il sociologo Vanni Codeluppi, introducendo a Reggio la mostra ‘Disco Emilia’ per ‘Fotografia Europea’ – Il web ha assorbito una quota consistente delle relazioni sociali». Insomma, oggi si va in pista altrove, perfino in quelle discoteche virtuali che si chiamano Facebook o Snapchat. Anche se non sono la stessa cosa. 

Alcune discoteche storiche hanno resistito più a lungo, e alcune sono ancora sulla breccia, magari con altri ‘format’. Altre invece, chiuse, sono abbandonate: sopravvivono con nostalgia nei blog di appassionati, come Memories on a dancefloor. E se il Picchio Rosso di Formigine (che aprì proprio 41 anni fa, nel marzo 1976) è stato abbattuto già nel 2003, e al suo posto è sbocciato un comparto residenziale e commerciale, il mitico Marabù di Reggio Emilia, chiuso nel 2000, è un rifugio di sbandati. La demolizione sarà quasi certamente la sorte anche dell’ex Piccadilly Stryx (poi Goya, poi Matrix) di Sassuolo, nel Modenese. Fra i luoghi dell’abbandono, l’ex Topkapi di Lido di Spina (Ferrara), saccheggiato; anche il Kiwi di Piumazzo di Castelfranco Emilia, dove si esibirono Barry White e Donna Summer, è un monumento al degrado. 

I giovani forse non sanno che a ridosso del ponte nuovo di Cento (Ferrara) sorgeva il Big Club, discoteca molto nota già negli anni ‘60: oggi c’è un supermercato, ma lo ‘storico’ mappamondo, simbolo del locale, è stato salvato e campeggia davanti a un bar lungo la tangenziale, da tutt’altra parte.
 
Nascerà una piccola struttura commerciale sulle ceneri del Geo Club di San Mauro Mare (Forlì Cesena), demolito tre anni fa. E’ sparito già nel 2009 lo Xenos di Marina di Ravenna: al suo posto dovrebbe sorgere un hotel di lusso ma il progetto ha suscitato polemiche, così come la riqualificazione dell’area dell’ex discoteca La Nuit (abbattuta da anni), sul lungomare di Cesenatico. 
 
Seminascosta dalla vegetazione, a ridosso della pineta di Milano Marittima, ‘resiste’ la cupola in vetroresina del Woodpecker, progettato dall’architetto Filippo Monti e chiuso ormai dal 1975 (sotto la volta, ci sono oggi i graffiti di Blu): luogo suggestivo e ‘magico’, dovrebbe rivivere per eventi promossi dal Comune. Tristemente abbandonato è il Melody Mecca di Rimini, così come il famoso Paradiso, un tempo elegante icona della Riviera, sui colli di Covignano, chiuso nel 2011 e ora devastato: andrà all’asta (pare per tre milioni) per ricavarne un hotel.

Le ruspe sono entrate in azione all’ex Echoes, nei pressi del circuito motociclistico di Misano Adriatico: dovrebbe diventare un parco dei motori. È in parziale abbandono il Babaloo di Porto Potenza Picena (Macerata), con la pista galleggiante e la chiglia di nave, il suo ‘simbolo’, protesa verso il mare.

 
Stessa sorte per lo Shalimar, perla della movida di Senigallia: alcune aste per la vendita sono andate deserte. In compenso, gli esploratori urbani del sito ‘Ascosi lasciti’ hanno scoperto che la sua ‘mirror ball’, la tipica sfera con gli specchietti che sovrastava la pista, è ancora al suo posto. Chissà se tornerà mai a luccicare.