Giulio Lolli
Giulio Lolli

Rimini, 23 settembre 2019 - L’ultimo avventuriero è finito in un ‘gioco’ più grande di lui. Il tribunale di Tripoli ha condannato Giulio Lolli (foto) all’ergastolo, e per la prima volta l’ex presidente della Rimini Yacht che per anni si è fatto beffe della giustizia italiana, rischia di naufragare nella sua leggenda. «Sono le decisioni che prendi a trasformarti nel personaggio», mandava a dire dalla Libia. A Lolli, non hanno mai fatto difetto né la decisione né la personalità, e nessuno meglio di lui era riuscito a trasformarsi in un ‘latitante di successo’. La sua avventura era cominciata da quando da re della nautica italiana aveva scavato un buco colossale nella sua società, la Rimini Yacht

LEGGI ANCHE La viceministro: "Estradizione? Solo alla fine del processo in Libia" - Sette anni da latitante

La bomba era scoppiata nel 2010, quando il sostituto procuratore di Rimini, Davide Ercolani, aveva svelato una serie di truffe che vedevano protagonista uno degli uomini più in vista del settore. Decine di lussuose imbarcazioni, si era scoperto, avevano due proprietari e mentre i favolosi yacht venivano sequestrati, Lolli finiva in bancarotta e il suo castello dorato cadeva a pezzi. Ma lui aveva spiazzato tutti, facendosi di nebbia un attimo prima che gli mettessero le mani addosso.

Una fuga rocambolesca, la sua, consumata a bordo di una barca. Erano stati molti i porti che aveva toccato, sfruttando amicizie altolocate che l’avevano foraggiato e gli avevano consentito di raggiungere la Libia. Da quel momento, il bolognese era diventato ‘il pirata’, soprannome che, per sua stessa ammissione, non gli è mai dispiaciuto. Quando a Tripoli, su richiesta della giustizia italiana, l’avevano arrestato nell’hotel più lussuoso insieme a una sventola di ragazza, non aveva fatto una piega

Finita? Per niente. La sua leggenda si era alimentata di una nuova fuga, quella dalle carceri libiche durante la rivoluzione contro Gheddafi, e il suo successivo arruolamento nelle forze ribelli. E lì il trasformista Lolli si era ribattezzato Karim, finendo col conquistarsi un piccolo regno anche in quel di Tripoli. Tutt’altro che facile, quando si ha alle calcagna anche l’Interpol. Si era messo in affari con le barche, la sua specialità, e aveva ripreso le costose abitudini che l’avevano reso famoso.

LEGGI ANCHE Lolli accusato di terrorismo

Ma il ruolo a cui sembrava tenere di più era quello di ‘comandante’. La sindrome da primo della classe non l’aveva abbandonato nemmeno in mezzo alla guerra, e si era messo a partecipare regolarmente a missioni di recupero via mare di feriti e sfollati, guidando un suo manipolo di uomini. Non si era mai voltato indietro, anche se aveva continuato a mantenere stretti contatti con la sua famiglia che vive nel forlivese. A Tripoli però se n’era fatta una nuova, sposando una giovane donna. Non gli importava che qui in Italia fosse alla sbarra per associazione a delinquere, truffa, appropriazione indebita, falso ed estorsione. «Truffatore? Sì, mi è venuto naturale». 

Ma la fortuna era agli sgoccioli e gli aveva voltato le spalle il 29 ottobre del 2017, quando era stato arrestato dagli uomini delle forze speciali della Rada Force. All’inizio si era pensato che si fosse messo contro una fazione rivale, e per molto tempo non si era saputo nemmeno di cosa fosse accusato. Poi era arrivato in Italia una stringata comunicazione da Tripoli, in cui si ‘aggiornava’ che Lolli era accusato di avere fiancheggiato un gruppo armato estremista separatista, detto Shura di Bengasi, in lotta con l’autorità centrale. A dire della magistratura libica, Lolli aveva fornito imbarcazioni alla fazione terrorista, per loro aveva trasportato feriti e medicinali. Accuse pesantissime per cui rischiava la pena di morte. Gli hanno inflitto l’ergastolo, e quella cima che ha tirato per anni sembra proprio che si sia spezzata. 

L'avvocato di Lolli: "Speriamo che la Libia lo consegni all'Italia"

"Speriamo che la Libia si determini a consegnare Lolli all'Italia, dove ha ricevuto un'unica condanna, un patteggiamento a Bologna. Speriamo che sia possibile che possa rientrare quanto prima". Lo dice all'Ansa, l'avvocato Antonio Petroncini, difensore italiano dell'imprenditore degli yacht condannato all'ergastolo nel Paese africano. "Non è facile avere informazioni precise su quello che succede là", aggiunge l'avvocato, interpellato sulle accuse di cui ha risposto Lolli in Libia.