"Solo la morte potrà separarci, il matrimonio è sacro". Se l’è sentita ripetere spesso quella frase, da un marito-padrone che la violentava e la picchiava. E che ogni volta che lei minacciava di andarsene, saliva sul cornicione della finestra minacciando di buttarsi di sotto. Una sceneggiata per piegarla psicologicamente, perchè fisicamente era già in sua balia. Alla fine la sua vittima, una riminese, di 39 anni, ha trovato la forza di reagire. E’ riuscita a registrare le violenze e le minacce, e con quelle è andata dritta dai carabinieri. I militari del Nucleo...

"Solo la morte potrà separarci, il matrimonio è sacro". Se l’è sentita ripetere spesso quella frase, da un marito-padrone che la violentava e la picchiava. E che ogni volta che lei minacciava di andarsene, saliva sul cornicione della finestra minacciando di buttarsi di sotto. Una sceneggiata per piegarla psicologicamente, perchè fisicamente era già in sua balia. Alla fine la sua vittima, una riminese, di 39 anni, ha trovato la forza di reagire. E’ riuscita a registrare le violenze e le minacce, e con quelle è andata dritta dai carabinieri. I militari del Nucleo investigativo, coordinati dal sostituto procuratore, Davide Ercolani, non ci hanno messo molto a raccolgliere un bel po’ di prove, e il giudice per le indagini preliminari, Manuel Bianchi, ha emesso subito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’uomo, 57 anni, anche lui riminese. L’ha messo in carcere, troppo pericoloso lasciarlo fuori da una cella, almeno per ora.

E’ il 30 aprile scorso che la giovane donna decide che è venuto il momento di prendere in mano la sua vita. Da anni è sottomessa a quello che non è mai stato un compagno, ma solo un padrone che decideva cosa doveva mangiare e quando uscire. Con lui, naturalmente. Nel 2015 decide che non ne può più e gli annuncia che vuole la separazione. Da quel momento la ferocia dell’uomo aumenta a dismisura, e alla decisione della moglie di non volere più avere rapporti sessuali con lui, reagisce violentandola. Chi prova a fermarlo, rischia grosso, come la sorella di lei che ha cercato di strappargliela dalle mani ed è stata presa per il collo. La pressione psicologica è tale che la vittima non trova la forza di mettere in atto il suo proposito di andarsene. Sono sposati, continua a ripeterle mentre la violenta, e solo la morte potrà separarli. In casa ormai lo chiamano l’"orco", perchè non si ferma nemmeno davanti ai figli. Le angherie sono continue, così come le sue sceneggiate in piedi sul balcone, dove minaccia di buttarsi di sotto. Lei ha paura, e resta sempre.

Ma l’ultimo stupro non lo accetta. E quando sa che sta per accadere, trova il modo di registrarlo con il telefonino. Poi la fortuna l’aiuta, quando va a trovare la sorella in un’altra città, si ammala e lui è costretto a rientrare a Rimini senza di lei. Da qui controlla ugualmente ogni suo spostamento e ogni suo ingresso sui social. Ma non immagina che la sua lontananza, ha dato a sua moglie quella forza che le mancava. Si rivolge ai carabinieri di quella città, i quali raccolgono la sua denuncia che girano subito ai colleghi riminesi. L’inchiesta viaggia alla velocità della luce. Vengono sentiti i testimoni, acquisiti i filmati che lo inchiodano, e ieri sono scattate le manette. Il gip parla di atteggiamenti morbosi di una personalità possessiva, "con il pericolo concreto e attuale che commetta altri delitti della stessa specie".

Alessandra Nanni