Rimini, 19 giugno 2019 - Tren'anni, da sedici in Italia con regolare permesso di soggiorno (grazie al ricongiungimento familiare), una passione per il calcio, l’Inter su tutti, e un sogno: trovare di nuovo un lavoro. Eccolo Ndiga Thiello, senegalese di nascita, ma bergamasco di adozione (di Casazza per l’esattezza), tornitore meccanico, l’eroe che domenica sera ha salvato dallo stupro due sorelle tedesche in riva al mare (video), a Rimini (foto). Un eroe che anche il Comune, tramite l’assessore Jamil Sadegholvaad ha voluto ringraziare per «il suo atto coraggioso, di grande valore civico, che va rimarcato per l’alto senso di altruismo e responsabilità».

Signor Thiello, che ci faceva a Rimini domenica sera?

«Da una settimana sono venuto a trovare mio cugino che abita a Mercato Saraceno. Sto cercando lavoro, per anni ho fatto il tornitore meccanico, poi la crisi ha travolto anche me. Domenica faceva un gran caldo, ho preso il treno e sono andato in spiaggia a giocare a pallone con altri ragazzi. Abbiamo fatto tardi, poi sono stato in un locale. Verso mezzanotte sono andato in spiaggia a fumarmi una sigaretta».

Quindi lei dov’era?

«Io ero seduto a fumare, in spiaggia, più o meno all’altezza del bagno sei/sette. Ho visto quattro ragazze, tre di loro uscivano dall’acqua e una quarta le stava aspettando mentre guardava i loro vestiti. Mentre si stavano rivestendo, due giovani sono state avvicinate da uno sconosciuto (un romeno che ha precedenti per palpeggiamento e una denuncia a piede libero, ndr). Io ero a distanza di 50-100 metri quando ho scorto le ragazze alzare le braccia ed allontanarlo».

Poi che cosa è accaduto?

«Poco dopo l’uomo è tornato, ha afferrato una di loro per un braccio e dato un calcio a un’altra. Io mi sono gettato subito in soccorso delle ragazze che stavano urlando, piangevano, erano terrorizzate. Ho urlato allo sconosciuto di lasciarle andare e lui se n’è andato di corsa. Io l’ho inseguito e afferrato per la maglietta. Mi ha insultato e minacciato: ‘Ti ammazzo’, mi ha detto, ma io ho tirato dritto. Gli ho risposto che avrei chiamato i carabinieri e così ho fatto». 

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Non ha avuto paura?

«Assolutamente no, quando ho visto le ragazze aggredite, ho pensato che avrebbero potuto esserci le mie sorelle. Mia madre mi ha insegnato il rispetto: le donne non si toccano. Mai».

Non ha temuto per la sua vita?

«In quel momento no, la vita di quelle ragazze veniva prima di tutto, io sono cresciuto con questi valori. Oggi sono molto felice per quello che ho fatto: ho salvato due ragazze. Andava fatto, è stato giusto così. Col senno di poi, ho capito che ho rischiato, ma lo rifarei mille volte».

E quando sono arrivati i carabinieri, che cosa ha fatto?

«Sono andato con loro perché avevo visto ben in faccia l’aggressore delle due sorelle. Lui mi ha insultato. Mi ha detto parole pesanti sul colore della mia pelle perché avevo chiamato i carabinieri».

E poi?

«Le ragazze, un po’ in tedesco, un po’ in francese, mi hanno ringraziato. Non le ho più viste».

Si sente un eroe?

«Mi sento me stesso, felice di aver fatto un bel gesto».

Adesso che cosa sogna?

«Di trovare un lavoro stabile per aiutare la mia famiglia e farmi una mia vita».