Rimini, 8 aprile 2021 - "Io sabato apro". Paolo Torsani, per tutti Paolino, non torna indietro. Lo ha scritto sul suo profilo Facebook al termine di un lungo post in cui si poteva leggere tutto il malcontento, la rabbia e la frustrazione di un anno trascorso tra divieti, aperture beffa e ristori con il contagocce. "Ho deciso di scrivere quel post dopo avere visto i miei colleghi manifestare a Roma, fronteggiati dalla polizia e presi a manganellate. Uomini e donne che chiedono solo di lavorare. Mi è venuto da piangere, non è possibile essere trattati così. Dov’è la dignità?".

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Da ieri mattina, quando è comparso il post sul social, il telefono del ristoratore di Misano è diventato ‘rosso’. "Io sono stufo, sono arrabbiato e ho deciso di aprire". Dopo l’annuncio di ieri e il clamore che ha avuto, Torsani si aspetta i controlli, ma non vuol tornare indietro. "Voglio capire: sono io il male? Sono io il pericolo? Io devo stare chiuso ma l’autogrill lavora. Il ristorante in autostrada, gestito da multinazionali, può stare aperto, mentre il ristorante in paese è un pericolo per la comunità? Vedo multare sei ragazzini che parlano in mezzo alla strada in cerchio mentre a poca distanza da loro ci sono centinaia di persone ammucchiate per prendere il ramoscello d’ulivo dopo la messa. E’ tutto normale? Vai a fare la spesa al supermercato e c’è così tanta gente che non trovi nemmeno un carrellino, ma i locali quelli no, devono stare chiusi".

La rabbia ha già confezionato il menù di sabato al ristorante ‘La birra di Paolino’: "Tagliatelle al cinghiale, cappelletti in brodo e poi quello che mi va di fare". Torsani è così, cuore caldo da romagnolo, a volte sopra le righe, ed ora, dopo un anno di silenzi ha deciso che la misura è colma. "Fino ad oggi me ne sono stato zitto. Davanti ai morti e al diritto alla salute non ho detto nulla. Ma adesso basta. Troppe cose non sono concepibili. Se andremo avanti così allora ci faranno morire, ma non di Covid. Ho dei dipendenti che non ce la fanno più. I soldi sono finiti. A loro ho detto ‘venite’, ed ho aperto i frigo. Ma basta. Non si può pensare di andare avanti in questo modo, lo ripeto. Aspettiamo da un anno. Oggi ci dicono che i vaccini ci sono. Bene, quando ci sono le elezioni in due giorni vanno a votare almeno 30 milioni di persone. Una organizzazione del genere per i vaccini e avremmo risolto tutto, ed invece serviranno chissà quanti mesi. E’ tutto normale?". Infine dal ristoratore misanese un appello ai colleghi: "Vorrei richiamare all’unità la nostra categoria. Siamo tutti sulla stessa barca, oggi più che mai dobbiamo essere uniti".