Giulia Lazzari, 23 anni, con Roberto Lo Coco (28)
Giulia Lazzari, 23 anni, con Roberto Lo Coco (28)

Adria (Rovigo), 18 ottobre 2019 - Dopo nove giorni in coma indotto dai farmaci ieri nel primo pomeriggio per i parenti di Giulia Lazzari sono finite le speranze. È morta la cameriera, 23 anni di Adria, mamma di una bambina di quattro anni, che martedì 8 ottobre alle 17 circa è stata strangolata dal marito (e padre di sua figlia) per motivi di gelosia. Erano in camera, nell’appartamento dove abitavano con la mamma e i fratelli di lui. La coppia si stava lasciando perché da tempo le cose non andavano più bene. Roberto Lo Coco era diventato dipendente dall’eroina e contemporaneamente la loro storia d’amore è entrata in vicolo cieco.

AGGIORNAMENTO Giulia Lazzari, lo sfogo della madre. "Ha ucciso mia figlia, ora deve pagare"

Il 28 enne originario di Palermo si era convinto che sua moglie avesse una storia da quattro mesi con un collega di lavoro. Giulia Lazzari è rimasta ricoverata in terapia intensiva al primo piano dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo per oltre una settimana durante la quale sono andati a trovarla parenti e amici disperati e allo stesso tempo speranzosi. Ma sarebbe servito quasi un miracolo perché quando è stata caricata in ambulanza l’8 ottobre nel tardo pomeriggio, dopo un tentativo di rianimazione sul posto, sul suo polso già non era possibile sentire il battito cardiaco. Lo Coco dopo aver aggredito la moglie ha goffamente tentato il suicidio legandosi una corda al collo e rovinando giù per le scale avrebbe destato l’attenzione di suo fratello, unica persona in casa in quel momento.

È stato proprio il fratello di Lo Coco a chiamare i soccorsi prima che il cuore della cognata smettesse di battere. Una corsa contro il tempo che non ha portato ad alcun risultato apprezzabile. Ora sul corpo della 23 enne cameriera verrà fatta l’autopsia e poi verrà riconsegnato alla famiglia Lazzari perché celebrino il funerale di una mamma morta così giovane. In questa vicenda però la vittima non è purtroppo solamente lei, dalla sua morte si sono sprigionate schegge di dolore che si sono conficcate nei cuori di tutte le persone che le stavano vicino e che difficilmente saranno espulse. Una tragedia che cambierà radicalmente anche quella che sarebbe potuta essere la vita della figlia di quattro anni che oltre a non crescere con la madre con ogni probabilità dovrà fare a meno molto a lungo anche del padre che dal carcere difficilmente uscirà a breve. Crescerà con nonni, zii e parenti vari. Dipende a chi verrà affidata dal giudice civile competente che dirime le vicende tipo questa, legate all’affidamento dei figli che restano senza i genitori.

In questi giorni una delle persone più presenti al capezzale di Giulia è stata Deborah Lazzari, sconvolta dall’accaduto non ha mai smesso di sperare che sua sorella potesse farcela. Almeno fino a ieri quando le è arrivata la notizia della morte in tutta la sua sintetica drammaticità. Poco dopo si è insediata la commissione medica che ha deciso quali organi espiantare e trapiantare nei corpi di persone che ne hanno bisogno. Giulia e Roberto stavano insieme da sette anni, si erano poi sposati e quatto anni fa è nata la loro bambina che nel momento dell’aggressione si trovava nel cortile condominiale a giocare con altri bambini, quindi non ha assistito alla scena. Nell’appartamento, una casa popolare dell’Ater, con la coppia vivevano i due fratelli di lui e la loro madre, fanno parte di una famiglia siciliana che si è trasferita in Polesine. Il caseggiato si trova tra il centro commerciale Il Porto e lo stadio dell’Adriese. È comunemente chiamato ‘le case rosse’. Il sindaco di Adria, Omar Barbierato, ieri ha proclamato il lutto cittadino per la tragica perdita. La data del funerale però si saprà solamente dopo l’autopsia.