Monsignor Adriano Tessarollo , vescovo autorevole della diocesi  di Chioggia, che raggruppa alcune parrochie polesane del Delta
Monsignor Adriano Tessarollo , vescovo autorevole della diocesi di Chioggia, che raggruppa alcune parrochie polesane del Delta

Rovigo, 5 dicembre 2018 - Ormai è un bolgia mediatica. E sotto Natale c’è di mezzo il presepe, coi cattolici divisi tra filo-salviniani e non dopo l’approvazione del decreto sicurezza e le norme nei confronti dei cittadini stranieri, in particolare richiedenti protezione. Don Luca Favarin prete di strada padovano che sta con gli ultimi ha lanciato l’invettiva sulla sua pagina Facebook: «Basta con questo inutile teatrino delle statuette di Natale, non fate il presepe perché sarebbe ipocrita».

Una bordata contro il ministro dell’Interno. E monsignor Adriano Tessarollo, vescovo autorevole della diocesi di Chioggia, che raggruppa alcune parrochie polesane del Delta, lo ha difeso a spada tratta dicendo che «la natività viene usata per fini politici». Cioè: «Mandano per strada gli immigrati e poi fanno le battaglie sul presepe». Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni – ha rilanciato don Luca – non si possono usare i simboli cristiani per fare battaglie ideologiche, credo che un Natale senza presepio sia più coerente». La provocazione si è scaricata sui social. E il vicepremier Matteo Salvini, che con la legge sulla sicurezza e i migranti è diventato di fatto il bersaglio del prete padovano, ma anche del del mondo cattolico in generale, ha risposto per le rime commentando la vicenda di Padova: «Giù le mani da Gesù Bambino e dal presepe! Viva il Natale».

Sul caso di don Favarin si discute anche in Polesine. La polemica ad esempio ha fatto irruzione nell’ambiente parrocchiale di Borsea dove ogni anno su iniziativa di don Silvio Baccaro viene realizzato il presepe vivente. Una comunità quindi legatissima alla rappresentazione della natività, che il prete padovano quest’anno vorrebbe abolire in segno di protesta. Don Silvio conosce il messaggio di don Luca: «Lui – afferma – vive coi poveri e fa bene a portare avanti la sua missione, Gesù Cristo è venuto per difendere i poveri».

Ma per don Silvio non si può rinunciare al presepe anche in questo contesto politico e sociale pieno di contraddizioni, favorevole alle strumentalizzazione. «Per noi – sottolinea – il presepe vivente è un evento centrale per la comunità che si rinnova ed è educativo per i giovani che si impegnano a farlo». Anche per monsignor Claudio Gatti, parroco della chiesa Concattedrale del Duomo di Rovigo, il presepe va fatto. «Anche se questa legge non va bene – osserva – il cristiano coerente dovrebbe denunciare l’assenza di comportamenti evangelici nei confronti dei migranti, un segno di protesta ma non annullando certe cose. Quella di don Luca è una provocazione evidente e credo ci possa stare, è un bene infatti a mio avviso sollevare il problema. Facendo il presepe – conclude monsignor Gatti – dobbiamo raccogliere il valore cristiano che passa attraverso l’accoglienza e il rispetto della vita».

Infine, una replica a don Favarin arriva anche da Elena Donazzan, assessore regionale in Veneto all’Istruzione, uscita da Forza Italia e a sua volta al centro di una scontro interno al partito di Berlusconi: «La risposta più bella alla provocazione di don Favarin – afferma – l’hanno data le scuole che hanno accolto l’iniziativa originale, voluta dal Consiglio regionale del Veneto con propria mozione lo scorso anno e tradottasi nella proposta della Giunta veneta concedere 250 euro alle scuole che avessero realizzato il presepe. Ben 546 scuole hanno concorso al bando indetto dall’Ufficio scolastico regionale del Veneto: di queste 281 sono statali, 247 paritarie, 18 i centri di formazione professionali».