LE ECCEZIONI
LE ECCEZIONI

Rovigo, 17 aprile 2018 - L’aria in Veneto è «sempre più irrespirabile». Lo dice il rapporto Mal’aria presentato ieri a Padova da Legambiente Veneto, che fa «il punto sulla grave situazione dell’inquinamento atmosferico che affligge i polmoni dei cittadini della regione e che sembra non essere una priorità ambientale e sanitaria per chi governa». Secondo il rapporto, nel 2017, tutti i capoluoghi del Veneto ad esclusione di Belluno sono fuorilegge, in quanto hanno superato i limiti di Pm 10 ben più volte delle 35 giornate consentite. In particolare Padova ha sforato i limiti 102 volte, Venezia 94, Vicenza 90, Treviso 83, Rovigo 80, Verona 73 e Belluno 18.

E i primi tre mesi del 2018 confermano il trend, con 37 sforamenti a Padova, 33 a Venezia, 28 a Vicenza, 27 a Treviso e Rovigo, e 23 a Verona. «Stiamo parlando di un problema sanitario che incide enormemente sulla salute dei veneti», commenta Andrea Casazza, membro di Legambiente Veneto che si è occupato di redigere il rapporto. Ogni anno le morti per smog in Italia «sono oltre 60mila, e la situazione continua ad essere drammatica dato che il problema, diffuso principalmente in pianura padana, ha costretto le Regioni del nord italia e il ministero dell’Ambiente all’avvio di un tortuoso accordo di programma anti-smog sovra regionale».

Ma se il governo se ne occupa è solo per evitare le sanzioni imposte dal’Unione europea, sostiene Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto. Dal rapporto emerge infatti che «le misure intraprese non sono affatto sufficienti neppure per farci uscire rapidamente dall’emergenza». Fondamentale, quindi, è che la Regione «non abdichi al suo ruolo» di cabina di regia perché le misure prese a livello comunale sono insufficienti, scomposte e scoordinate. «Basti pensare ai ritardi con l’avvio delle ordinanze che, pur dovendo rispettare l’obbligo di avvio al primo ottobre, hanno avuto date di applicazione molto diverse tra loro e», con l’eccezione di San Donà di Piave, provincia di Venezia, «sono tutte arrivate in ritardo rispetto a quanto previsto collezionando un ritardo medio di 36 giorni».

Inoltre solo i Comuni sopra i 30mila abitanti sono costretti a prevedere limitazioni, mentre «il pm 10 è diffuso in tutto il territorio regionale», pertanto «la distorsione creata con questo accordo padano mette in evidenza come vi siano, in ogni provincia della regione, parti di territorio completamente escluse da ogni limitazione che invece producono più inquinamento di altri Comuni soggetti alle limitazioni», conclude Lazzaro invocando «interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello regionale che locale».

Tornando ai dati, il rapporto evidenzia che la situazione nella pianura padana è particolarmente grave a causa della scarsità di venti e di pioggia durante il periodo invernale. La provincia che incide maggiormente in termini di pm 10 è Vicenza, con circa 900 tonnellate l’anno. Poi vengono Treviso e Venezia, con poco più di 800 tonnellate l’anno, Padova (circa 650 tonnellate l’anno), Verona (600 tonnellate l’anno), Belluno (110 tonnellate l’anno) e Rovigo (70 tonnellate l’anno). Le 10 priorità individuate da Legambiente per affrontare l’emergenza sono l’applicazione di provvedimenti antismog in tutto il territorio veneto, ordinanze uniformi tra tutti i Comuni, ridisegno delle strade, delle piazze e degli spazi pubblici.