Ancona, 5 marzo 2016 - «Li ho colpiti alla testa. Prima lei, poi lui. Lei gridava come una gallinella, lui ha cercato di scappare». E’ il racconto choc, captato dalle cimici nascoste nel comando dei carabinieri della Montagnola, che Antonio Tagliata fa del delitto di via Crivelli, poche ore dopo aver fatto fuoco contro i genitori della sua fidanzata con una pistola calibro 9, che ha raccontato di aver acquistato pochi giorni prima.

Le trascrizioni delle conversazioni sono state consegnate nei giorni scorsi ai legali dei due imputati, l’avvocato Luca Bartolini per il 19enne e l’avvocato Paolo Sfrappini per la fidanzata di 16 anni, accusati di duplice omicidio. Il materiale, insieme ai risultati degli esami balistici sulla pistola utilizzata per il massacro, è stato notificato anche al legale di parte lesa, l’avvocato Marco Pacchiarotti, che rappresenta i familiari delle due vittime, Roberta Pierini e Fabio Giacconi.

Più significative appaiono le intercettazioni ambientali in caserma. Antonio, che è in sala d’attesa con i suoi genitori e con la fidanzatina, ricorda lucidamente quanto accaduto, descrive nei dettagli la dinamica della sparatoria, anche se è consapevole che qualcuno potrebbe ‘ascoltarlo’. 

Eppure durante l’interrogatorio, poco dopo, dice agli inquirenti di non ricordare bene, di aver sparato in aria in modo confuso. La fidanzata, accusata di omicidio e porto d’armi abusivo in concorso con il 19enne, sembra non rendersi conto di quello che è accaduto. «Ma la mamma è svenuta?», chiede. Il padre di Antonio risponde: «No, i tuoi genitori sono morti tutti e due, ora siamo noi la tua famiglia». 

Le frasi che si sono scambiati Antonio, la 16enne e i genitori di lui in via della Montagnola si aggiungono alle intercettazioni telefoniche delle conversazioni che i due ragazzi, in particolare il 19enne, intrattengono prima di consegnarsi ai carabinieri, alla stazione di Falconara. Probabilmente Antonio utilizza il telefono di un familiare, perché il suo cellulare lo aveva buttato via durante la fuga da via Crivelli, dopo aver tolto la batteria e aver separato i pezzi dello chassis.

Frasi dalle quali non emerge chiaramente il movente dell’omicidio: i due ragazzi non fanno mai riferimento al fatto che i genitori di lei si opponessero alla loro relazione, né a una richiesta di chiarimento finita nel sangue. Non sembrano poi emergere novità significative dagli accertamenti scientifici dei carabinieri del Ris sulla pistola: sull’arma non ci sarebbero le impronte della 16enne, cui Tagliata aveva mostrato la pistola nell’androne del condominio di via Crivelli, prima di salire all’appartamento.