Ancona, 3 ottobre 2017 - Voleva che partecipasse alla 'live chat' pornografica in oraio di lavoro e che osservasse, attenta, mentre il capo si toccava i genitali. Per questo un datore di lavoro di una una piccola azienda dell'Anconetano è stato condannato per stalking e violenza sessuale, nell'ipotesi più attenuata nei confronti di una sua ex impiegata. L'uomo nega ogni addebito.

La decisione è stata presa da Gup Paola Moscaroli che gli ha inflitto un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, con rito abbreviato. Alla donna, che ha chiesto un risarcimento di mezzo milione di euro per i danni, soprattutto psicologici, subiti, il giudice ha intanto concesso una provvisionale di 10mila euro.

Secondo l'accusa, tra il 2013 e il 2016, l'imprenditore avrebbe vessato la sua dipendente, all'epoca 32enne, inviandole anche messaggini con richieste di andare a lavorare in abiti succinti e poi osservarlo nelle sue pratiche autoerotiche. Per molto tempo la donna non lo avrebbe denunciato per paura di perdere il lavoro.

L'imputato nega tutto, sottolineando fra l'altro che in azienda era sempre presente sua moglie. La 32enne, invece, sostiene che l'uomo aspettasse proprio i momenti in cui la consorte non c'era per lasciarsi andare agli inviti a luci rosse.