Ancona, 13 maggio 2017 - Da Nuova Banca Marche a Banca Adriatica, fino all’incorporazione in Ubi passando per una pesante cura dimagrante: ieri l’atteso incontro tra i sindacati e il consigliere delegato del gruppo bermagamasco, Victor Massiah, avrebbe solo confermato 1.569 esuberi (di cui circa 500 già concordati con i prepensionamenti) per le tre ex Banca Marche, CariChieti ed Etruria. La fetta più grande è per l’istituto di credito jesino che paga le sovrapposizioni più importanti con Bpa.

Si parla della chiusura di almeno 80 filiali (su 300) ex Nbm e di altri 500 esuberi volontari che aggiungendosi ai 270 prepensionamenti farebbero scendere i dipendenti del gruppo della vecchia Banca Marche oggi Banca Adriatica, sotto quota 2mila (erano oltre 3mila appena un paio di anni fa). Ma ciò che si teme ora è l’esternalizzazione di alcune attività e servizi. Le trattative si apriranno a giugno, ma i sindacati annunciano già battaglia. Da quando si siederanno al tavolo, le parti avranno 50 giorni di tempo per raggiungere un accordo.

«Il management – denunciano dalla Fabi dopo l’incontro di ieri a Milano – ha ventilato il rischio che le eccedenze di personale possano essere gestite anche attraverso l’esternalizzazione di alcune attività. Non accetteremo ulteriori sacrifici per i lavoratori ed eventuali uscite obbligatorie. Vogliamo che gli esuberi siano gestiti in maniera morbida, sotto forma di esodi volontari e incentivati, attraverso gli strumenti e gli ammortizzatori sociali previsti dal nostro contratto nazionale. Ci batteremo fino all’ultimo affinché vengano salvaguardate l’area contrattuale e le retribuzioni dei lavoratori, evitando ogni possibile esternalizzazione».

Anche la Uilca respinge a priori qualsiasi ipotesi di licenziamento e soluzioni non previste dal contratto: «Esprimiamo una grande preoccupazione e la nostra contrarietà ad eventuali cessioni di rami d’azienda (si vocifera di Ubis, la società globale di servizi di UniCredit, ndr) – aggiunge il segretario generale Uilca, Massimo Masi – Nella piena consapevolezza che l’operazione di Ubi si sviluppa a seguito di un positivo intervento di recupero di tre banche che rischiavano di fallire, riteniamo indispensabile che non si svilisca nello scarico solo sul personale delle conseguenze negative che può comportare. Eventuali sacrifici dovranno quindi essere distribuiti in modo equo su tutte le componenti aziendali, a partire dal management».

Più positivo il presidente della Regione, Ceriscioli: «E’ importante la notizia che non ci saranno licenziamenti. Ubi ha risposto subito alle preoccupazioni nate ieri, pensa a meccanismi di ristrutturazione interna e non ad azioni brutali nei confronti del personale: un segnale positivo rispetto alle comunicazioni iniziali».