Ancona, 29 novembre 2017 - Come affrontano le imprese marchigiane la rivoluzione digitale? Come portare nei distretti produttivi quell’innovazione tecnologica necessaria ad affrontare la crisi ed entrare nella nuova era di Industria 4.0? Temi di stretta attualità, di cui si è parlato ieri pomeriggio alla Loggia dei Mercanti nel corso di una tavola rotonda organizzata da Qn il Resto del Carlino e Qn Economia & Lavoro in collaborazione con Tim e con il contributo della Camera di Commercio. 

Un parterre d’eccezione, tra cui imprenditori, rappresentanti delle istituzioni, manager ed esperti in diversi settori collegati al tema dell’innovazione, ha assistito e preso parte al dibattito economico, moderato dal vice direttore del Carlino Beppe Boni. Dopo i saluti del vice presidente dell’assemblea legislativa regionale Renato Claudio Minardi, il quale ha posto l’accento sulla proposta di legge regionale relativa industria 4.0 «strumento normativo che speriamo venga approvato nel più breve tempo possibile», hanno preso la parola i relatori ospiti: Duccio Caccioni (direttore Marketing & Qualità del Caab di Bologna), Franco Ciolino (responsabile area Business Toscana, Marche e Umbria di Tim), Giancarlo Cogliati (ad Api Raffineria), Paolo Malgarotto (responsabile Access Operations Area Nord Est di Tim), Alberto Mazzoni (direttore dell’Istituto Marchigiano Tutela Vini e responsabile Food Brand Marche), Annarita Pilotti (presidente di Loriblu e Assocalzaturifici Italia) e Massimiliano Polacco (direttore Confcommercio Marche Centrali).

«E’ un momento di confronto importante, oggi l’innovazione ci fa essere più competitivi - ha dichiarato Giorgio Cataldi, presidente Camera di Commercio di Ancona - tra le iniziative messe in campo ricordiamo il plafond da 30mila euro per le start up innovative e il registro imprese consultabile anche online». Caccioni ha sottolineato come il settore agroalimentare sia strategico per lo sviluppo del Paese. Concetto condiviso anche da Mazzoni, il quale ha indicato due asset fondamentali per il futuro: i giovani e il digitale.

«Nelle Marche abbiamo 72mila aziende agricole – ha ricordato – e tanto lavoro legato all’agricoltura che è il primo settore di occupazione. Dobbiamo però incentivare la ricerca e lo sviluppo altrimenti i nostri giovani sceglieranno altri Paesi». «Tutto ciò che genera un cambiamento non può più essere fermato - le parole di Cogliati- non dobbiamo assopirci ma stimolare questo processo di digitalizzazione che al contrario di quello che molti pensano non porterà a perdita di posti di lavoro ma ne creerà di nuovi».

In particolare nel settore Internet of things, come ha indicato Ciolino: «Qualche esempio? I frigoriferi che già sono in grado di ordinare la spesa da soli - ha spiegato- non a caso le grandi aziende stanno investendo grandissime somme su piattaforme smart, su servizi di cloud computing e cyber security».

Insomma il futuro è già qui e appartiene a chi saprà coglierne le opportunità. Perché se è vero, come emerso dall’indagine Unioncamere citata da De Vita, che un imprenditore marchigiano su quattro dichiara «di non aver bisogno di Internet», è altresì vero che i settori più tradizionali come il calzaturiero non possono fare a meno delle nuove tecnologie: «Per noi l’era 4.0 è iniziata nel 2008 - ha affermato l’imprenditrice Pilotti- con macchinari al laser, produzione computerizzata, e-commerce e formazione all’avanguardia. Ci crediamo e continueremo su questa strada». Un bell’esempio da seguire.