Ascoli, 9 marzo 2017 - Avevano condiviso molti momenti della loro vita. Lei, M.P., 88 anni, una nobildonna nubile e senza figli; lui, impiegato nella sua proprietà come fattore ma addetto un po’ a tutto, dalla gestione dei terreni alle faccende quotidiane. Proprio per questo era nato un rapporto di fiducia tale che D.R., anch’esso 88enne, residente in vallata, si era fatto rilasciare una procura generale in virtù della quale, di fatto, aveva potuto disporre e gestire, quale assoluto “dominus”, tutto il patrimonio della malcapitata. Perché, stando a quanto è emerso delle indagini, l’uomo avrebbe effettuato delle operazioni di vendita di case e terreni, intascandosi in molte circostanze il ricavato. In altre occasioni si sarebbe appropriato di gioielli e di altri oggetti di valore. Così, ieri mattina, i militari della Guardia di Finanza, su disposizione del sostituto procuratore Lorenzo Destro, che ha coordinato le indagini, hanno effettuato il maxi sequestro preventivo di ben tre milioni di euro tra contanti, preziosi, depositi su conti correnti e altri titoli intestati all’uomo e ai suoi figli. 

Tutto è emerso grazie al sistema di tracciabilità dei movimenti finanziari, che avrebbe evidenziato operazioni sospette effettuate sui conti bancari dell’ottantottenne. Sono quindi scattate le prime indagini. Al vaglio degli inquirenti sono finiti diversi episodi tra vendite di immobili, distrazioni di somme di denaro e sottrazioni di oggetti preziosi, tutti di proprietà dell’anziana signora e di cui D.R. si era nel tempo indebitamente appropriato.

Le circostanze ricostruite nel corso delle attività investigative, supportate anche da complesse indagini bancarie e da altri accertamenti tipici, hanno posto in luce appropriazioni per milioni di euro.

I finanzieri del nucleo di polizia Tributaria hanno da un lato individuato i rapporti finanziari detenuti dalla persona di fiducia, oggetto degli investimenti delle somme distratte all’anziana donna; mentre, su un altro fronte, hanno scoperto rapporti di conto intestati anche ai figli del medesimo, sui quali risulterebbe confluita, nel tempo, una parte rilevante degli stessi proventi distratti.

Si è trattato, però, di escamotage che si sono rivelati del tutto inutili e che, anzi, hanno contribuito a consolidare il quadro d’accusa nei confronti di D.R., indirizzando le operazioni di sequestro di preziosi, titoli e contanti per oltre 3 milioni di euro, frutto delle distrazioni fatte, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dal 2013 fino ad oggi.