Arquata del Tronto (Ascoli), 1 aprile 2017 - “Sono trascorsi più di sette mesi dal terremoto del 24 agosto. Ma tutto è ancora fermo e nulla è cambiato da quella maledetta notte. Chiediamo alle istituzioni di mantenere le promesse fatte, altrimenti siamo pronti a manifestare ancora”. E’ esplosa ancora una volta, questa mattina, la rabbia dei terremotati del centro Italia, i quali sono scesi in piazza e in strada per chiedere al Governo di accelerare i tempi per la ricostruzione di tutti quei territori distrutti dal terremoto negli ultimi mesi. Oltre 500 persone, infatti, si sono radunate a piazza Montecitorio, a Roma, per far sentire la propria voce, ma la ‘riscossa’ di chi è stato gravemente danneggiato dal sisma è passata anche per altri presìdi dislocati un po’ ovunque.

La popolazione terremotata di Arquata, per esempio, si è ritrovata a Trisungo, nello spiazzo antistante il distributore di carburante, insieme agli abitanti di Montemonaco, Acquasanta, Roccafluvione, Comunanza, Norcia e Cascia. Qui la manifestazione di protesta è cominciata alle 10 ed è proseguita per tutta la mattinata. I terremotati, alcuni dei quali sono intervenuti anche con i trattori, per alcuni minuti hanno anche bloccato la strada Salaria, ostruendo dunque il passaggio dei veicoli. Ma tutto è filato per il verso giusto, senza momenti di tensione, anche perché dagli automobilisti in coda sono arrivati solamente gesti di sostegno e solidarietà.

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Non sono poi mancati striscioni, cori e fischi nei confronti delle istituzioni, tutto comunque in un clima assolutamente pacifico, con le forze dell’ordine che non hanno avuto problemi nel gestire la situazione. Qualcuno si è messo a giocare a carte seduto a un tavolino a margine della carreggiata, mentre qualcun altro ha voluto passeggiare lungo la Salaria per qualche metro, coinvolgendo nella protesta anche gli automobilisti e i camionisti che erano di passaggio. ‘Rispettate il nostro dolore e le vostre parole: Arquata non molla’, recitava uno dei tanti striscioni esposti a Trisungo, con le manifestazioni di protesta che potrebbero proseguire anche nelle prossime settimane qualora dal Governo non dovessero arrivare risposte concrete a favore della popolazione colpita dal terremoto del 24 agosto e dalle terribili scosse successive di ottobre.

“Basta promesse – hanno esclamato in coro i terremotati del Piceno -. Nei mesi scorsi abbiamo assistito a delle passerelle vergognose, con tanti politici che venivano ad Arquata e negli altri paesi colpiti solamente per farsi vedere. Hanno speculato sulla tragedia e non possiamo accettarlo. Sono trascorsi sette mesi e non è cambiato niente. Le chiacchiere stanno a zero, adesso ci vogliono i fatti, altrimenti siamo pronti a scendere in strada ancora una volta”. Oltre a quello di Trisungo, altri presidi sono stati allestiti a Torrita, Grisciano, Visso, Pieve Torina, Salvalagli di Gaiole, Tolentino, Porto Sant’Elpidio e L’Aquila.