Ancona, 12 settembre 2016 - Nessuno sotto processo sul fronte ascolano. I sette consiglieri ed ex consiglieri regionali della provincia – tra cui l’attuale sindaco di Ascoli Guido Castelli, in carica fino al 2009 - coinvolti nella maxi inchiesta sulle “spese pazze” in Regione sono stati prosciolti dall’accusa di peculato.

La sorpresa arriva dal tribunale di Ancona, dove durante l’udienza preliminare di ieri pomeriggio il gup Zagoreo ha rinviato a giudizio soltanto sei dei 61 consiglieri per i quali il pubblico ministero aveva chiesto il processo. Tirano così un sospiro di sollievo gli ascolani Umberto Trenta (Pdl), Valeriano Camela (Udc), Giulio Natali (Pdl), Antonio D’Isidoro (Ps e Gruppo Misto) e lo stesso sindaco Castelli (Pdl), e i sambenedettesi Paolo Perazzoli (Pd) e Sandro Donati (Idv).

 “Non veniva contestato il fatto, ma la mancata giustificazione. Non c’è stato nessun dolo, non può esserci un processo penale, salvo per i casi in cui si sono usati soldi pubblici per acquistare beni propri, oggetti personali, perché ci sono riscontri oggettivi”, spiega l’avvocato ascolano Mauro Gionni. Tra le somme contestate, c’erano gli oltre 16 mila euro del Gruppo Misto di D’Isidoro per spese di ristorazione, valori bollati, cancelleria, “la cui documentazione era inidonea a giustificare i costi e a collegarli ad attività funzionali al gruppo”; ci sono poi cene con “un aperitivo al costo di 50 euro” e un secondo piatto a “150 euro” per il consigliere Donati, o le diverse tranche di denaro utilizzate da Natali e il suo gruppo per “iniziative politiche sul territorio nazionale non meglio specificate”. Documentazione inidonea era stata contestata anche a Trenta per una consulenza professionale del valore di 2400 euro, mentre è di 500 euro la somma che secondo l’accusa era riferibile al sindaco Castelli. “E’ stata una liberazione”, ha commentato ieri Trenta subito dopo la sentenza.