Ascoli, 19 novembre 2017 - Panta rei. Tutto passa, anche troppo, tra le casette dei terremotati di Arquata del Tronto. Non solo il tempo che, inesorabilmente, accentua la mancanza di ciò che serve e ancora non c’è, ma anche l’acqua. Quella piovana, in particolare, caduta copiosamente nei giorni scorsi in tutto il Piceno. La maggior parte delle 54 casette di Borgo di Arquata che ospitano poco meno di 200 persone, infatti, ha avuto seri problemi di infiltrazione con le ultime piogge. A denunciarlo sono gli stessi residenti delle Sae (Soluzione Abitativa in Emergenza): «Finora non era mai successo - dice Rocco -, ma la settimana scorsa hanno fatto i lavori per modificare i comignoli e da quel giorno l’acqua penetra dal soffitto». 

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Tutto è nato, dunque, per colpa dei comignoli (a cui sono attaccati i tubi di scarico delle caldaie) costruiti troppo bassi. Solo qualche decina di centimetri in una zona dove le nevicate sono abbondanti. E così, per evitare che gli scarichi venissero occlusi, sono stati rialzati. Ma la guaina catramata che riveste la base del comignolo non è stata rimessa adeguatamente: «Almeno metà delle casette ha infiltrazioni – dice un altro signore -, soprattutto tra le ultime realizzate. E sta danneggiando le caldaie».

«A me l’acqua è entrata anche dal buco per l’antenna» ha aggiunto un altro. Il problema è stato segnalato, sia al Comune che agli operai presenti nel villaggio per altri lavori, ma l’appello non ha prodotto granché. «Il Comune dice che torneranno questa settimana, ma la ditta sostiene che non possono farci nulla». Per questo alcuni hanno già provveduto da soli: c’è chi ha sistemato un telone di plastica e chi, armato di bruciatore, ha rimodellato la guaina. «Non voglio aspettare che arrivino due metri di neve» le parole di uno di loro. «Hanno lavorato con approssimazione – il pensiero di Luigia -, di fretta e senza pensare che pioggia e neve potevano creare disagi. Anche nei cortili d’ingresso doveva esserci l’erba ma c’è solo terra che crea buche e pozze». 
 
I problemi non sono solo a Borgo. «Appena messo piede nelle casette a luglio - ricorda Domenico Pala di Pescara del Tronto - scrivemmo una lettera per segnalare tutte le problematiche. Tra cui il fatto che tra la carta catramata e il cartongesso non ci fosse nulla. Perché non hanno messo dei coppi finti come nel Lazio? Eppure questi moduli sono molto costosi, è possibile che nessuno li abbia controllati?».

Alla disperazione per le infiltrazioni si aggiunge la desolazione di ritenersi isolati da tutto, specie di sera: «Soprattutto chi non lavora non sa come passare le giornate - continua Luigia -. Non abbiamo un luogo di ritrovo comune, un bar, un alimentari. Qui non c’è comunità, solo dormitori». «La mattina passa il fornaio - aggiungono due signori anziani -, ma per fare la spesa occorre arrivare ad Acquasanta o ad Ascoli». Per ora, dietro la chiesetta ancora da costruire, lo spazio per alcune attività c’è. Ma ad oltre un anno dal terremoto non basta.