Bologna, 16 novembre 2017 - Nella più importante guida gastronomica italiana Bologna cresce ma non brilla. La Michelin, 2018, presentata al Teatro Regio di Parma con la consueta scenografia hollywoodiana, non accende nuove stelle né in città né in provincia. I migliori sono sempre quelli: il San Domenico di Imola con le consuete due stelle, i Portici di Bologna, il Marconi di Sasso Marconi e Amerigo a Savigno con una stella ciascuno.

I ristoranti complessivamente segnalati entro i confini cittadini salgono da 18 a 24. Non è un brutto segnale, nei giorni in cui Bologna sta lanciando la grande sfida di Fico, ma le note positive purtroppo si fermano qui. Entrano in guida per la prima volta Sotto l'ArcoOltre, la Porta di Bologna, la Cesoia, l'Acqua pazza, il Cambio, la Trattoria di via Serra e l'Osteria Bartolini. Gli ultimi tre si fregiano anche del cosiddetto "bib gourmand", ovvero il simbolo che segnala pasti di qualità a prezzo contenuto.

Rispetto allo scorso anno escono dalla prestigiosa 'Rossa' Danilo e Patrizia e Aroma de Roma. In provincia l'unica novità è l'esordio dell'Antica trattoria di Sacerno del vulcanico Dario Picchiotti.

IL COMMENTO Schiaffo alla cucina-spettacolo di M. Bassini

Le sorprese e le delusioni sono tante. Colpisce, ad esempio, il totale silenzio della Michelin su un'eccellente tavola come Vivo, anche perché il ristorante dello chef Vincenzo Vottero è considerato tra i migliori di Bologna (dopo i Portici) da un'altra guida fresca di stampa: quella del Gambero rosso. Peccato per Massimiliano Poggi che la stella la meriterebbe davvero tutta.

Il Marconi di Aurora Mazzucchelli e i Portici di Agostino Iacobucci potevano legittimamente sperare in una 'promozione' che però non è arrivata (in Emilia Romagna l'impresa della seconda stella è riuscita solo al bravissimo Alberto Faccani del Magnolia di Cesenatico, unica vera novità in una regione in cui continua a splendere il talento di Massimo Bottura, sempre al top con la sua Osteria Francescana di Modena).

Confermati in guida molti altri ristoranti cittadini: I Carracci, Fourghetti, Battibecco, da Sandro al Navile,Terrazza, Cesarina, Sale grosso, Posta, Teresina, Trattoria di Monte Donato, Osteria Bottega, Scaccomatto, Gigina, Eataly e Vicolo Colombina.

La Michelin non ha mai brillato per tempestività nel premiare le novità più interessanti e soprattutto i locali di fresca apertura. Le sue scelte sono spesso lente e fin troppo meditate. Oltretutto non dispone di un potente esercito di ispettori e dà costantemente la sensazione di non avere antenne sufficienti a individuare velocemente talenti, cambiamenti, fallimenti.

Così continuano a essere serenamente ignorati ottimi locali in città e soprattutto in provincia. Qualche nome, per non apparire troppo generici: Francesco, Bertozzi e il cinese Haowei in città. Mastrosasso, Locanda Pincelli, Antica trattoria del Cacciatore, Farneto, Tramvia, Bottega Aleotti in provincia. Sono assenze curiose, in gran parte inspiegabili. Ma la Michelin (e non solo la Michelin) ci ha ormai abituato a questo e altro. Anche se continua a essere la guida più osannata e importante. Più per i ristoratori che per i loro clienti.

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