Bologna, 19 maggio 2017 - L’ordine è perentorio: prendere Igor. Per porre fine alla surreale e impunita fuga del killer serbo – Norbert Feher, 36 anni – indagato per ben tre omicidi e svariate rapine. Per arrivare a condannarlo, per i delitti che gli verranno definitivamente contestati. Perché se Igor non verrà preso, non ci sarà alcun processo a suo carico. E la possibilità d’accesso al Fondo per le vittime di reato sarà di fatto impedita: per liquidare ogni somma la normativa impone una sentenza definitiva.

Dal 2014, infatti, è stata cancellata la possibilità di processare in contumacia un imputato irreperibile, a meno che questi non sia a già conoscenza dell’indagine che lo riguarda. E quest’ultimo non è il caso di Igor, fuggitivo ormai dal 2015 e da qualche giorno ufficialmente latitante, a cui non è mai stato possibile notificare alcun atto. Senza di lui, il procedimento verrà congelato. Quello per il brutale omicidio di Davide Fabbri, nel suo bar a Riccardina di Budrio il 1° aprile. Quello della guardia volontaria Valerio Verri, l’8 aprile a Portomaggiore. E, in via ipotetica, anche quello di Salvatore Chianese, guardia giurata assassinata e rapinata il 30 dicembre 2015 a Fosso Ghiaia per cui è stato di recente indagato Feher. "È una tesi che non condivido e credo ci siano i margini per poter arrivare, al termine di tutto, al piccolo indennizzo previsto con il Fondo", commenta l’avvocato Giorgio Bacchelli che assiste la vedova e il padre di Fabbri. Ma la strada è certamente in salita.

image

Novità, sul fronte delle indagini, potrebbero arrivare proprio dalla Serbia. Il 9 maggio le autorità serbe hanno fatto sapere al nostro Paese di stare lavorando alla richiesta del pm Marco Forte, quella di ottenere il dna di Igor o quello della madre che vive a Subotica. In Serbia – pare, perché al momento non è stato trasmesso alcun atto – Igor avrebbe scontato in parte una condanna per rapina e violenza su minore. Ma a quella condanna si sarebbe sottratto nel 2005 fuggendo in Italia, mentre scontava il residuo di pena in un regime alternativo al carcere. Ecco perché la Serbia potrebbe avere il suo dna.

Igor-Norbert evase e si rifugiò in Italia, dove però finì in carcere altre due volte, per un totale di otto anni. Poi due tentativi falliti di allontanarlo, perché nel frattempo l’identità fittizia da lui dichiarata ha reso impossibile rimpatriarlo. Le ricerche continuano, nella zona rossa tra Marmorta e Campotto ma non solo. Ma si continua a scandagliare anche il fronte delle amicizie e dei complici, delle comunicazioni che nel frattempo potrebbe aver avuto. E forse tradirlo.

image