Porto Sant'Elpidio (Fermo), 16 luglio 2017 - Dieci anni di battaglie, in mezzo un fallimento e una storia che si è interrotta. E’ la vicenda che ha visto coinvolta l’azienda «In» di Porto Sant’Elpidio che nei giorni scorsi si è vista riconfermare un risarcimento dalla Tonino Lamborghini, importante azienda bolognese, per l’inadempimento del contratto per lo sfruttamento del marchio raffigurante «un toro che carica all’interno di uno scudo con affiancato le parole Tonino Lamborghini nel caratteristico carattere corsivo».

A pronunciarsi la corte d’appello di Bologna, sezione specializzata in materia di impresa, che ha condannato la Tonino Lamborghini al pagamento di 121 mila euro a titolo di risarcimento danno per il contratto di sfruttamento del marchio risolto in maniera unilaterale nel 2007, quando ormai la «In» aveva raccolto numerosi ordini da altre società interessate all’acquisto del materiale.

Spiega il legale dell’azienda elpidiense poi fallita, Massimo Di Bonaventura del Foro di Fermo: «Nella sostanza a Porto Sant’Elpidio è arrivata dalla Tonino Lamborghini la richiesta di produrre prodotti marchiati Miura 1966, un logo molto apprezzato ideato in occasione del quarantesimo anniversario della famosa automobile Miura Lamborghini. Una situazione anche molto pubblicizzata e dunque tanti erano stati gli ordini e il lavoro della «In» importante.

Quando però la Automobili Lamborghini spa, che è azienda diversa dalla Tonino Lamborghini e che detiene il diritto sui marchi delle auto appunto, ha negato all’altra azienda bolognese l’utilizzo di quel logo, i materiali prodotti a Porto Sant’Elpidio non potevano più essere utilizzati e gli ordini sono stati annullati all’improvviso e per questo cambio repentino ci sono stati forti danni economici a carico della «In», danni che il tribunale di Bologna in primo grado aveva già riconosciuto».

Secondo la corte d’appello l’azienda Tonino Lamborghini ha espressamente chiesto alla «In» di eliminare ogni riferimento alle automobili, «con un comportamento che si pone in violazione del principio di buona fede e del legittimo affidamento alla ‘In’», si legge nella sentenza che pure riconosce gli annullamenti degli ordini dei clienti che non hanno più potuto avere oggetti con il logo M1966; da qui la decisione di confermare il risarcimento del danno che pure l’azienda elpidiense aveva quantificato in una cifra ben più sostanziosa: ««E’ comunque una sentenza giusta che riporta un minimo di serenità dentro una vicenda comunque complessa e dolorosa»», conclude l’avvocato Di Bonaventura.