Ferrara, 23 marzo 2017 - La via per la sicurezza, al quartiere Giardino, passa anche per il controllo degli affitti. O meglio, dei subaffitti. Che le abitazioni del Grattacielo e non solo, spesso si trasformino in un ‘cavallo di Troia’ che nasconde diverse persone più o meno regolari, non è un segreto. Le associazioni di cittadini attive sul territorio lo segnalano da tempo. Forze dell’ordine e istituzioni ne sono ben consapevoli. Per questo, nel corso del 2016, sono state diverse le attività finalizzate a contrastare la piaga delle sublocazioni. Fenomeno che, come nel più classico degli effetti domino, ha ricadute pesanti sul fronte della microcriminalità e della sicurezza. Anche in riferimento a situazioni come queste, lo ricordiamo, il numero uno del Sap, Gianni Tonelli, durante una recente visita in città aveva parlato del quartiere come di una «zona franca», nella quale «chiunque può nascondersi».

Ma le forze dell’ordine non sono certo state con le mane in mano. In questo frangente è stata infatti condotta una battaglia silenziosa, ma che non ha mancato di dare i suoi risultati. Soprattutto per quanto riguarda gli interventi effettuati dalla guardia di finanza. I militari del comando di via Palestro, sono andati infatti a spulciare, situazione per situazione, tutti i casi di locazione ‘sospetta’. Inutile dirlo, la maggior parte degli accertamenti ha interessato la zona Gad. Non solo il Grattacielo, sia chiaro: nemmeno le zone limitrofe alle torri sono infatti esenti dal fenomeno.

I risultati sono lampanti. In un anno, sono emersi redditi non dichiarati per circa ventimila euro. Non solo. Le fiamme gialle hanno accertato un gran numero di violazioni relative alla presenza di extracomunitari negli appartamenti. Diversi inquilini non erano infatti mai stati segnalata alla questura, come invece sarebbe previsto dal testo unico sull’immigrazione. In conclusione, gli accertamenti ad opera delle fiamme gialle hanno permesso di riscontrare, in più occasioni, case ‘sovraffollate’ o abitate in maniera ‘anomala’. In certi casi l’attività dei militari ha addirittura avuto rilievi di sanità pubblica, per i quali è stato necessario chiedere l’intervento dell’azienda Usl.