Ferrara, 8 ottobre 2017 - "Nessuna preoccupazione da parte dei genitori. Anzi, c’è stato interesse e curiosità". Lia Bazzanini, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Cosmè Tura, getta acqua sul fuoco della polemica divampata intorno al corso di lingua araba, urdu e inglese per i bambini della scuola media. Alle bordate della Lega – che ha parlato di "sottomissione", annunciando la propria presenza alla prima lezione – la preside dell’istituto risponde definendo l’atteggiamento del Carroccio una "provocazione frutto di ignoranza" che "non fa bene ai ragazzi, alla scuola e alla città".

La levata di scudi è la prima mossa della strategia difensiva della scuola del Barco che fa quadrato intorno al progetto finito nel mirino. Un’iniziativa che, come spiega Bazzanini, non è nata ieri. "‘La scuola dell’incontro’, progetto in cui è inserito il corso, è un percorso che l’ufficio integrazione porta avanti da quindici anni" spiega. L’iniziativa nasce come un pacchetto di 30 ore di arabo, urdu e inglese per bambini dai 7 ai 10 anni. La sede del corso è il centro comunale ‘Elefante Blu’.

Da quest’anno il progetto si allarga anche ai ragazzi delle medie, trovando ospitalità alla scuola di via Battara. Il corso, come precisa la preside, è «facoltativo e extracurricolare» (l’iscrizione costa dodici euro) ed è studiato per una dozzina di alunni. "Questi incontri – prosegue la preside – rientrano nel nostro piano di offerta formativa. Io ci vedo una occasione di arricchimento della propria identità attraverso il confronto con le altre culture".

Ma perché proprio l’arabo e l’urdu, tra le tante lingue parlate dagli immigrati che vivono a Ferrara? I maligni ci leggono una volontà di compiacere la componente araba e islamica. Niente di tutto questo, secondo Bazzanini. "Semplicemente – conclude – arabo e urdu sono le lingue che consentono maggiormente di aprire un rapporto anche con le mamme dei bambini. Gli stranieri di area neolatina hanno meno difficoltà con l’italiano e hanno più possibilità di confronto rispetto ad altre comunità, un po’ più chiuse".