Ferrara, 6 ottobre 2017 - Arrivano i caprioli a Stellata. È la prima volta che si vedono tra i campi. Corrono, pascolano, si soffermano accanto ad una siepe come in un rifugio. Per chi abita nella zona sono diventati l’incontro per eccellenza di ogni giorno. Un evento che muove il cuore e gli occhi della frazione sul Po. «C’è tanto spazio a Stellata – commentano sorridendo – speriamo ne arrivino altri». «Sarebbe utile però – aggiungono – che per essere protetti raggiungessero la golena e il bosco». «Sono due esemplari molto belli, fuggono appena ci si avvicina ma si fanno vedere ogni giorno – racconta Giuseppe Negrini –. Purtroppo però sono anche molto indifesi. Adesso che i campi sono aperti, senza raccolto, per loro è più difficile nascondersi».

Da qui, in un paese che storicamente ha radici nella pesca del grande fiume e nella caccia ma un solido rispetto per le regole, arriva un monito: «Sono una specie protetta – ricorda Loris Calori, dell’associazione cuturale e ricreativa Stellata ’97 – . Non possono essere cacciati. Chi lo facesse sarebbe un bracconiere. Non deve succedere – tuona –. E si sappia che siamo in tanti, in paese, ad avere occhi attenti su questi caprioli e non ci sfuggirà nulla».

«Che nessuno osi toccarli – aggiunge Negrini –. Siamo preoccupati. In questi giorni contatteremo anche la sede di Ferrara dell’ufficio regionale per la protezione della fauna selvatica. Per segnalare la loro presenza e soprattutto per chiedere se sia possibile fare in modo che i due capriorli si spostino verso il bosco». La gente li ha accolti, con rispetto, nel silenzio di una stagione che scorre nuova, in un autunno che ha svelato i caprioli come ospiti. E c’è chi ai bambini, che ormai li cercano con lo sguardo, ipotizza un fatto, che «siano arrivati dall’Appennino, durante l’estate, spinti dalla siccità e mossi dalla ricerca di acqua». Storie che camminano e che oggi a Stellata hanno le impronte dei caprioli: «Hanno seguito il corso del Panaro – spiega un nonno al nipotino – quando l’acqua era bassa, camminando a guado, trovando cibo sulla riva del nostro fiume, che in passato ha sempre dato da mangiare a tutti».