Ferrara, 13 gennaio 2018 - «E io pago!». Probabilmente, una delle esclamazioni più note e abusate nella storia del cinema italiano è proprio quella pronunciata dal Barone Antonio Peletti, alias Totò, nella pellicola ‘47 morto che parla’. Un’esclamazione che per il 2018, dopo aver letto i dati sul rincaro dei prezzi a ridosso del nuovo anno, risuonerà sicuramente qualche volta di più nelle case di molti, moltissimi italiani. Addio perciò sogni di deflazione, infranti davanti alla concreta stangata proveniente dal salasso pecuniario, dovuto all’aumento non solo delle bollette (+5% medio fra acqua, gas e luce), dei trasporti (+2,90%) e dei pedaggi autostradali (+3,20%), ma anche del contenuto dei sacchetti biodegradabili per la spesa (+1,70%).

Sì, il contenuto, perché i contenitori sono già stati tassati, per un ulteriore pagamento annuo di cinque euro a famiglia. Complessivamente, stando ai dati e alle stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, gli italiani si ritroveranno a pagare ben 939,74 euro in media in più per nucleo familiare rispetto al 2017. Codacons ha calcolato che le famiglie pagheranno 180 euro in più, in media, solo per fare la spesa. E l’inquietante scenario nazionale si riflette inevitabilmente anche sulla città di Ferrara, dove i dati Istat diramati dall’ufficio statistico comunale evidenziano un rincaro dei prezzi dei trasporti (+3,1%), dei servizi sanitari (+1,6%) e, con essi, dei beni alimentari al dettaglio, per un aumento dell’1,3% rispetto al 2016 (+0,8% rispetto al solo mese di novembre 2017), in linea all’1,5% di Bologna, di poco inferiore al 2,2% modenese e molto superiore alla variazione pressoché nulla di Rovigo. Per il comune estense perciò, dove l’inflazione tendenziale cresce su base annua dello 0,9%, all’alleggerirsi del carrello non corrisponderà l’appesantimento del portafogli, anzi. Del paniere, a dissanguare le finanze ferraresi sarà soprattutto il burro, il cui prezzo è cresciuto del 2,0% da novembre e del 21,4% rispetto all’anno scorso, e la frutta, fresca o refrigerata, aumentata del 2,2% nel corso dell’ultimo mese e del 10,9% durante il 2017.

L’incremento dei prezzi interessa anche l’acquisto di verdura, che rispetto a novembre ha visto lievitare il proprio prezzo del 4,6%, +4,9% se si tratta di patate. Preoccupante la ricaduta che l’aumento delle spese per alcuni beni di prima necessità potrà avere sulle pasticcerie di Ferrara, che molto probabilmente si vedranno costrette a modificare al rialzo i prezzi dei propri prodotti finiti. Perché oltre al burro, anche il latte sul finire dell’anno ha subìto un aumento considerevole, soprattutto se scremato (+4,7%). Con esso, si registra l’aumento del prezzo anche dei derivati (+1,9%) e del cioccolato (+4,4%). Tutte lievitazioni economiche si ripercuotono poi sulle variazioni tendenziali dell’indice dei prezzi di consumo per la collettività (Nic). L’indice Istat, aggiornato al mese di novembre, tuttavia non è troppo impietoso nei confronti di Ferrara, che col valore di +0,3% si classifica nona su dieci fra le maggiori città dell’Emilia-Romagna, dove la media è +0,8% annuo.