Ferrara, 3 novembre 2016 - Il ponte di Ognissanti ha animato una Certosa ancora ferita e ‘incerottata’ dal terremoto di quattro anni e mezzo fa: una lunga serie di impalcature, tubi e teloni giganteggiano tra le lapidi. Lavori che interesseranno ancora buona parte del cimitero per diversi mesi. E i cittadini non possono fare altro che pazientare. «Fa male vedere tutti questi ponteggi – commenta Gigliola Cristofori – e la cosa peggiore è vedere tutto ancora imballato a distanza di quasi cinque anni. Capisco che il terremoto sia un evento imprevedibile, ma io i lavori li avrei cominciati prima». La porzione di cimitero più danneggiata e oggetto di lavori in corso è quella del Primo Gran Claustro (per intenderci, la parte a destra della Chiesa di San Cristoforo). Il cantiere, lì, è decisamente esteso e interessa in particolar modo tutti i porticati: alcuni hanno passaggi obbligati, a volte anche decisamente stretti.

«Capisco che forse non ci siano molti soldi – prosegue Domenico Lorito – e che sia stato più importante ricostruire prima le case, ma bisognerebbe in alcuni punti cercare di non ostacolare il percorso delle persone che vengono a trovare i propri cari». Capita poi che le impalcature, avvolte in certi casi in teli bianchi e in altri casi in reti di un rosso acceso, impediscano totalmente l’accesso ad alcune lapidi: è il caso del Sacello dei Caduti per la libertà. In fondo al Secondo Gran Claustro, accanto al Famedio Militare, una rete vieta il passaggio ormai dal 2012; così, la corona in memoria dei soldati è stata appoggiata sulla transenna stessa. Stesso discorso per il Famedio di Borso d’Este: inaccessibile. Non considerando un po’ di polvere (dovuta ai lavori) sulla lapide di Filippo De Pisis e qualche cespuglio d’erba selvaggio cresciuto sul vecchio monumento dedicato a Giovanni Boldini, le tombe degli altri personaggi celebri della storia estense – tra cui Antonioni, Govoni e Mentessi – sono, invece, in ottimo stato.

«Purtroppo mi sono abituata a questa situazione – precisa Maria Luisa Faggioli – e attendo pazientemente che tutto torni alla normalità: siamo in un periodo storico in cui non si presta molta attenzione a chi non c’è più». La porzione di Certosa riservata alle tombe di famiglia, dove spicca addirittura una piramide con tanto di sfingi, è quella all’apparenza messa meglio, anche se non manca un richiamo al terremoto: il muro che separa quest’area dal colonnato curvilineo del resto del cimitero è solcato da un lunga e profonda crepa. «Ormai nella modernità le energie si dirottano in modo diverso» ci dice Alberto Balboni. E’ per questo che il termine dei lavori di restauro, fissato inizialmente per l’estate del 2017, è già slittato ai primi mesi del 2018?