Ferrara, 9 febbraio 2018 - Stava tornando a casa, a Copparo, dopo aver trascorso il pomeriggio dalla fidanzatina. Casco in testa, guanti, giubbotto, e via in sella alla sua Yamaha Mt 125. L’orgoglio di Federico Albertin, 17 anni. Pochi chilometri, poi l’impatto con un’auto che, in fase di svolta, non gli diede la precedenza. Per lui non ci fu nulla da fare. Era il 6 febbraio 2017. Ieri, un anno dopo, l’automobilista a processo per omicidio stradale, ha patteggiato 1 anno con pena sospesa e il riconoscimento delle generiche per aver risarcito il danno.

«Una sentenza – gridano i genitori Claudia e Luciano Albertin – che uccide nostro figlio una seconda volta. E’ stata riconosciuta la totale responsabilità dell’automobilista, nostro figlio ha fatto di tutto per evitare l’impatto, ma questa è la decisione del tribunale. Lui rimane persona libera, noi siamo costretti all’ergastolo fino all’ultimo dei nostri giorni». 
Lo schianto. L’incidente si verificò a Cologna, in via Pampano Brusantina, all’incrocio con via Macchiavella, con un semaforo da tempo non funzionante e l’illuminazione pressoché assente. Federico viaggiava da Berra verso Copparo, mentre la Volkswagen Touran guidata dal 65enne Alfredo Folla in direzione opposta. All’altezza del civico 85, la macchina svoltò a sinistra senza accorgersi dell’arrivo della moto. L’impatto inevitabile. «Ero praticamente dentro il piazzale, dovevo portare l’auto in carrozzeria – disse subito Folla – quando ho sentito l’urto. Sono sceso e ho visto quello che era successo...». Il diciassettenne finì contro il lunotto della Touran per poi scivolare sull’asfalto. L’inchiesta, diretta dal pubblico ministero Stefano Longhi, accertò che la responsabilità era tutta da attribuire alla monovolume senza concorso di colpa. «Ma nonostante ciò – chiosa l’avvocato degli Albertin, Alberto Balboni – ecco la sentenza... Mentre un ladro di bici prende da 8 mesi a 2 anni, chi ha ucciso loro figlio, senza colpa dello stesso, se la cava con una pena inferiore. Questa legge era stata presentata come rigorosa, capace di punire severamente chi sbagliava, ma i risultati non sono tali». La Procura è partita da una pena base di 2 anni e 3 mesi, ridotta di un terzo per la scelta del rito e di un altro terzo per il risarcimento del danno che ha portato al riconoscimento delle attenuanti generiche. «Si tratta di un fatto colposo, – spiega l’avvocato di Folla, Giorgio Bolognesi – il danno è stato ampiamente risarcito e accettato, anche se la perdita di un figlio non può essere ripagata da nulla». Al termine dell’udienza, momenti tesi tra la madre di Federico e l’imputato, come ricorda lo stesso avvocato: «La reazione della signora è stata fuori luogo e si doveva, e si poteva, evitare. I genitori non avevano titolo a presenziare all’udienza per la loro impossibilità di costituirsi parte civile (per il rito e il risarcimento, ndr)». 

Nessuna scusa. Ma i genitori di Federico, in tutto questo tempo, contestano il fatto di non aver ricevuto nemmeno un messaggio di scuse da parte di chi ha investito il loro unico figlio. «Prima di quest’udienza – dicono – non sapevamo nemmeno che faccia avesse. Mai nemmeno una lettera, un messaggio, una sua parola. Non avrebbe certo lenito il nostro dolore, ma sarebbe stato un gesto che avremmo comunque apprezzato». La rabbia poi viene rivolta ad una legge (la 589 bis) che, dal loro punto di vista, andrebbe cambiata: «Non contestiamo pm o giudice, ma è la norma che è sbagliata. Anche se Fede non tornerà più nemmeno con un ergastolo».