Ferrara, 9 giugno 2016 - Lui parla, lei tace. Lui racconta di aver sparato due colpi, «accidentalmente», contro Antonio Piombo perché «sorpresi e impauriti da quell’uomo che voleva fare sesso con noi». Lei, tramite il suo legale, contesta il fermo, lo ritiene illegittimo, perché i due passaporti richiesti proprio nei giorni successivi all’omicidio «servivano per una vacanza in Messico».

Non per fuggire. Per entrambi – Salvatore Ciammaichella, 44 anni carabiniere in forza a Cento e la compagna Monia Desole, 41 residente nella cittadina guerciniana – deciderà oggi il gip Alessandra Martinelli. Ovvero, se convalidare il fermo con le accuse di omicidio aggravato, utilizzo indebito di bancomat rubato e (per il cc) detenzione abusiva dell’arma.

Movente. Il racconto dell’uomo agli inquirenti comincia dalla prima serata del 26 maggio. Un giovedì qualunque, una cena romantica con l’amata Desole, qualche bicchiere di troppo. Poi il ritorno a Frassinelle dove convivevano da 15 giorni. A pochi chilometri da casa, la decisione di appartarsi. La Peugeot 307 cabrio di Ciammaichella prende l’argine e si ferma nella zona golenale di Garofolo. Qui, dopo pochi minuti, sarebbe spuntato Antonio Piombo.

«Monia – spiega il carabiniere – all’improvviso ha cominciato a dirmi che c’era qualcuno. Mi sono girato e gli ho intimato di andarsene. Ma lui ha cominciato a dire che voleva venire con noi. Era insistente, pensavo a un maniaco. Gli ho detto che ero un carabiniere, lui che era disposto anche a pagarci». In quel momento, sempre stando al suo racconto, il militare estrae l’arma.

Mauser 7.65. Una pistola semiautomatica della seconda guerra mondiale che il 44enne deteneva regolarmente, non potendo però portarla fuori casa. «L’ho puntata contro Piombo, non volevo sparare. Invece sono partiti accidentalmente due colpi». Uno al torace, uno in testa. «Quell’arma – ha continuato – non ha la sicura. E’ stato un tragico errore». Il militare ha spiegato anche di essersi accertato delle condizioni di Piombo il quale però «è morto subito». 

Finta rapina. Gli attimi sono concitati, Ciammaichella, assente dal lavoro da mesi per malattia, perde la testa. «Abbiamo cercato di spostare il corpo, non so cosa mi passava in quel momento per la testa. Siamo impazziti entrambi, volevamo fare sparire tutto e abbiamo cercato di simulare una rapina».

I due trovano la Punto della vittima a poca distanza dalla quale prendono documenti e bancomat. Il carabiniere la guida, dietro c’è la Desola con la Peugeot. Una telecamera fotografa i mezzi all’1.43 a Guarda Veneta dove verrà abbandonata la Punto. Poi il viaggio in autostrada verso Bologna (alle 4.27 la cabrio si ferma in via Zanardi dove una donna con cappuccio preleva 120 euro col bancomat di Piombo), il ritorno a Canaro (alle 4.38 sono al casello di Arcoveggio, alle 5.16 nel Rodigino), e la sera successiva a Finale Emilia (alle 23.52 del 27 viene effettuato dalla stessa donna un secondo prelievo). 

Niente bimba. Il 44enne ha negato la presenza della bimba di 8 anni, figlia della Desole, sulla scena del delitto. «Era a casa». Dopo l’omicidio avrebbe pensato di costituirsi andando in caserma a Canaro ma una volta entrato «ho cambiato idea». 

L’armeria. La pistola, «che portavo spesso con me per autodifesa», nei giorni successivi ha cercato di venderla a un’armeria. «Non la voleva più vedere, stavo male». Per quanto riguarda le sue condizioni economiche invece ha negato di essere indebitato fortemente: «Non sto bene ma neanche male: ho la casa di proprietà a Frassinelle e uno stipendio. Se avessi voluto fare una rapina, perché andare sull’argine, in un posto che nemmeno conoscevo, e soprattutto con la mia auto, una Peugeot cabrio riconoscibilissima?». 

Passaporti. Ieri, invece, la Desole si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Ma è uscito un particolare molto importante: la coppia si era interessata (dopo l’omicidio) per avere i passaporti. Pronti a fuggire? L’avvocato Lorenza Munari l’ha smentito categoricamente sostenendo che servivano per una vacanza in Messico. Dopo aver ucciso un uomo.