Ferrara, 14 febbraio 2018 - «Incredule, emozionate, euforiche e leggermente imbarazzate. Con questo stato d’animo abbiamo varcato la soglia di Palazzo Madama nel primo pomeriggio del 9 febbraio convinte e consapevoli di vivere un momento importante, coscienti del luogo in cui ci trovavamo e del perché». Inizia così il lungo reportage di Arianna Travagli e Caterina Gottardi, studentesse del liceo Artistico Dosso Dossi di Ferrara, in esclusiva per il Carlino.

Ecco il testo integrale. «I pensieri erano sospesi e in balia della tempesta di emozioni che scuoteva il nostro corpo. Questo abbiamo provato noi nell’immediato, quando ci siamo recate in Senato per partecipare alla commemorazione del Giorno del Ricordo. Alla nostra partenza dalla stazione di Ferrara eravamo in apparenza tranquille. Poi l’ansia ha cominciato a montare mano a mano che il treno procedeva e attraversava la penisola; la preoccupazione alla fine ha preso il sopravvento: era forte questa sensazione e aumentava ogni qualvolta pensavamo a cosa ci aspettava una volta giunte a Roma. Ma il vero timore si è presentato nel momento in cui siamo entrate fisicamente nel luogo forse più rappresentativo della nostra Repubblica: ci siamo ritrovate in un ambiente certamente conosciuto perchè visto diverse volte in televisione, ma di sicuro inaccessibile a persone comuni come noi. Al suo interno ci siamo sentite piccole e ancora più “comuni”.

L’emozione è cresciuta esponenzialmente. Per Arianna soprattutto che, in diretta televisiva, è intervenuta per illustrare il nostro lavoro progettuale. Prima di lei aveva parlato la nostra professoressa Nicoletta Guerzoni che ha portato all’attenzione della platea le parole di Renato Serra, facendosi portavoce di una testimonianza e di una denuncia coinvolgente e assai significativa. Questo intervento se da una parte ci ha rese fiere e consapevoli, dall’altro non ha diminuito l’agitazione. Le gambe tremavano, la gola si chiudeva sempre più, la voce pareva lontana; ma la soddisfazione che si prova quando ci si guarda intorno e si vede che tutto il pubblico è intento ad ascoltare attentamente ogni parola, ad Arianna ha dato forza per continuare a leggere, ad alzare fieramente la voce, a terminare il proprio discorso.

In particolare abbiamo notato il grande interesse manifestato per i nostri interventi dal presidente Mattarella e dal presidente del Senato Grasso, che avevamo proprio seduti davanti. Il lavoro, che ha occupato i mesi precedenti la partecipazione alla celebrazione in Senato, ha impegnato molto tempo e ci ha spinte a momenti di intensa riflessione; la fatica si è sentita e la collaborazione non è sempre stata facile. Ma la convinzione che ogni cosa importante richiede sacrificio e una piena immersione nelle pieghe di quella storia occultata ha alimentato la nostra volontà e ci ha dato la motivazione giusta per proseguire il nostro percorso.

Arrivate a Roma la fatica è stata dimenticata, immediatamente soppiantata dalla soddisfazione, cancellata dalla consapevolezza di essere una piccola parte di qualcosa di grande, oscurata dalla grandezza dei sentimenti che le persone accanto a noi, che hanno vissuto anche in prima persona quel momento della storia di cui ci siamo occupati, esternavano. Particolarmente toccante infatti sono state le lacrime di un uomo vicino a noi, che si è fortemente emozionato nell’ascoltare le nostre parole.