Imola, 3 agosto 2014 - Era l’8 luglio quando il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi firmava il decreto di nomina del commissario. La Cesi, la storica coop edile imolese con sede in via Sabbatani, veniva messa in liquidazione coatta amministrativa e alla guida veniva nominato Antonio Gaiani, commercialista di Bologna. Troppi i numeri a sfavore dell’impresa: 375 milioni di euro di debiti, 1.125 creditori (ma con le banche e dipendenti si arriva quasi a 2000) in attesa di essere saldati e un’istanza prefallimentare chiesta da uno di loro, il consorzio edile Cfm di Brescia per circa 215mila euro di mancati pagamenti. Quell’udienza, fissata per il 14 luglio, rischiava di spalancare le porte di un fallimento vero e proprio. La nomina del liquidatore ha sventato quell’ipotesi, ma gli effetti non cambiano.

La Cesi che tutti conoscevano, una volta che la procedura liquidatoria arriverà al termine, non esisterà più. Nel gorgo del crac sono finiti, subito, 405 lavoratori di cui 311 soci con quote complessive per oltre 9 milioni di euro. Capitali sociali, in media, di 40mila euro a persona che ora potranno essere recuperati solo se al termine del pagamento dei costi della procedura e dei creditori privilegiati (Inps, Inail, Agenzia delle entrate, tasse varie, stipendi e Tfr) avanzerà mai qualcosa. Idem per il prestito sociale. Il liquidatore, entrato per la prima volta in azienda il 14 luglio, da subito aveva stoppato tutti i cantieri. Poi, con il passare dei giorni, le cose sono cambiate. Alcuni lavori in associazione temporanea d’impresa sono proseguiti, distaccando personale che verrà pagato dalle imprese socie nel cantiere. Altri dipendenti (34) sono stati richiamati in sede per far andare avanti gli uffici dell’azienda che servono al liquidatore per tirare le fila della massa fallimentare. Il resto dei lavoratori ha ottenuto dal Ministero 12 mesi di cassa integrazione straordinaria e a breve verrà aperta la procedura di mobilità volontaria che potrebbe accompagnare alla pensione fino a una settantina di addetti. In città, però, l’eco del ‘botto’ si sente ancora. I lavoratori, da settimane, hanno in piedi un presidio davanti all’azienda e hanno incontrato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, manifestandogli il loro dramma.

«Da lunedì 100 persone su 378 saranno tornate a lavorare». Il suo operato lo commenta con i numeri Antonio Gaiani, commissario liquidatore della Cesi che da tre settimane ha preso in mano le redini dell’azienda. E il bilancio, nelle ultime catastrofiche settimane della coop edile, per una volta si tinge di risultati positivi.

Di che organico parliamo ad oggi?
«Con il licenziamento al 31 luglio degli 11 dirigenti rimasti (altri sei erano stati licenziati sotto la presidenza Lama, ndr) e alcune dimissioni volontarie per le quali abbiamo concordato la rinuncia al preavviso, sono 378 i lavoratori in carico».

Quanti sono potuti rientrare al lavoro?
«Da lunedì saranno 100: 34 li avevo già richiamati in sede e sono soprattutto amministrativi, poi 13 sono distaccati nei cantieri in Ati con Coop costruzioni, 23 negli interventi sulle reti Hera con Cims, 3 a Venezia e il resto sparsi. Aspettiamo inoltre che venga formalizzata la richiesta di distacco per un’altra dozzina di dipendenti negli appalti all’Expo di Milano e al Policlinico».

I dirigenti hanno già tutti interrotto il loro rapporto di lavoro?
«Sono stati tutti licenziati con i relativi preavvisi e verranno liquidati secondo i tempi della procedura. Per tre però ho previsto un preavviso lavorato fino al 30 settembre. Mi servono in sede per seguire i settori società partecipate, immobiliare e cantieri».

Alcuni cittadini erano in trattativa per l’acquisto di una casa. Ha già valutato se portare a rogito i preliminari sottoscritti?
«Previa perizia ed esperite le necessarie verifiche, ho l’obiettivo di rogitare entro il 15 settembre quattro immobili già finiti: due eseguiti solo da Cesi, a Imola e Castel San Pietro, e due tramite società partecipate a Budrio. Si tratta di tre appartamenti e un garage. Ho stimato che il rogito sull’appartamento e il garage realizzato da Cesi porterà alla procedura 300mila euro».

E il resto degli interventi residenziali non ancora ultimati sui quali ci sono già preliminari sottoscritti?
«C’è la possibilità di riaprire alcuni cantieri ma l’iter da seguire è articolato: vanno valutati i costi da sostenere per finire i lavori, i benefici, effettuare una perizia, chiedere l’autorizzazione al Ministero che mi ha nominato ed eseguire i lavori».

È una strada fattibile?
«Se i benefici superano i costi sì. Questo permetterebbe di impiegare altro personale e portare entrate. Ad esempio sto valutando di ultimare un intervento per 11 alloggi a Ozzano su cui ci sono già 3 preliminari sottoscritti che porterei a rogito entro l’anno. Gli altri 8 alloggi sarebbero pronti per l’asta. Anche a Imola c’è un altro appartamento da finire e rogitare entro dicembre».

A Casalecchio, Castel Maggiore e Bologna ci sono interi quartieri in costruzione con la Galotti della famiglia Marchesini che ha già fatto sapere di voler andare avanti anche senza Cesi. È così?
«L’ho appreso dalla stampa, ma con Marchesini ci vedremo entro l’estate. Nei rispettivi interventi Cesi ha il 50% delle società Meridiana Gold, Lexus e Unicum quindi dovranno essere valutate e liquidate le quote».

Giorni fa sono arrivate a Cesi manifestazioni d’interesse per rami d’azienda. Le ha già valutate?
«Con Coop costruzioni ho già avuto un incontro, stanno raccogliendo dati sugli assets e hanno manifestato l’intenzione di formalizzare un’offerta. Le altre due, la trevigiana Emaprice e la coop Clea di Campolongo Maggiore (Venezia) le incontrerò in settimana. Sono disponibile a incontrare anche chi informalmente ha manifestato interesse».

Si è parlato a lungo del prestito sociale che i lavoratori hanno perso. A quanto ammonta?
«43.941 euro per 96 soci prestatori. Il resto, evidentemente, era già stato ritirato».

Ha già verificato i bilanci delle società partecipate?
«No, sono una trentina e in corso di elaborazione. Li approveremo entro il 15 settembre».