Imola, 12 luglio 2017– Un Eldorado. Nonostante non sia più così da tempo, il nostro Paese viene ancora considerato tale da molti extracomunitari. È infatti la mancanza di lavoro nella terra d’origine la causa prevalente della presenza a Imola della maggior parte dei minori non accompagnati, soggetti senza cittadinanza europea che giungono soli all’interno dei confini italiani. «Molti sono qui per motivi economici. In sostanza, la famiglia individua il ‘cavallo’ su cui puntare, quello che dovrà fare fortuna in Europa per tutti i famigliari, ai quali mandare i soldi una volta che avrà trovato un’occupazione».

Si cela l’amara verità dietro le parole di Renzo Bussi, presidente della Fondazione Santa Caterina che dalla metà degli anni '70 accoglie in città minori stranieri. Il fenomeno, nonostante il lavoro scarseggi pure a queste latitudini, non si placa. Anzi: questi ragazzi, giunti in Italia, desiderano rimanervi e in molti casi portare il resto della famiglia. Oggi il centro di Santa Caterina gestisce due comunità di 8 minorenni ciascuna, collocati in due appartamenti ereditati dalla Fondazione.

Sedici migranti tra i 16 e i 17 anni, tutti maschi, che arrivano da Albania, Nigeria, Pakistan, Gambia. L’ente responsabile è l’Asp del Circondario imolese che li colloca nelle varie strutture esistenti sotto l’Orologio. Sul Santerno, seguono corsi di alfabetizzazione e avviamento al lavoro, in particolare percorsi di formazione professionale legati all’industria metalmeccanica. «Ma se una persona non è alfabetizzata nemmeno nella lingua d’origine, una volta qui il percorso si fa ancora più in salita – prosegue Bussi -, in quanto diventa più difficile, ad esempio, capire il funzionamento di una macchina in un’azienda». E questo ostacola il percorso di inserimento culturale.

La Fondazione riceve un contributo statale per ogni minore che ospita. «Si tratta di una retta che va dai 45 ai 60 euro per ogni ragazzo», dichiara il presidente. Ma cosa succede al compimento della maggiore età? Il Comitato per i minori stranieri, con sede a Roma, deve esprime parere positivo in merito al percorso effettuato prima del 18esimo compleanno.

«Il parere favorevole è vincolante per restare in Italia – spiega Bussi -, ecco perché questi ragazzi raramente delinquono. Sanno che altrimenti molto difficilmente avranno il permesso in attesa di un’occupazione». Ottenuto il documento, questo ha una validità di un anno. Se dopo 12 mesi lo straniero non avrà trovato lavoro, diventa a tutti gli effetti un clandestino. In caso contrario, potrà regolarizzare la sua posizione.