Modena, 14 luglio 2017 - "Mi sono tolto un peso dal cuore e pagherò per quello che ho fatto. Mi rendo conto della gravità del gesto che ho commesso ed è giusto che io paghi". Sono più o meno queste le dichiarazioni rese ieri in sede di interrogatorio da Mustapha Tahir, il marocchino 33enne accusato del furto del Guercino, la preziosa tela rubata nell’agosto 2014 dalla chiesa di San Vincenzo di corso Canalgrande. L’uomo, in carcere al Sant’Anna, ha reso piena confessione dinanzi al procuratore capo Lucia Musti, al pm titolare dell’indagine Claudia Ferretti e al proprio legale, l’avvocato Domenico Ippolito. Un interrogatorio fiume, durato oltre due ore e mezza e durante il quale, in buona sostanza, il marocchino si sarebbe assunto la completa responsabilità del colpo. Nessun complice, insomma, per far sparire la tela: Mustapha avrebbe fatto tutto da solo, arrotolando il dipinto in un tappeto per poi spedirlo direttamente in Marocco. E qui vien da chiedersi...era veramente consapevole lo straniero, certo ben radicato in città, del valore inestimabile di un Guercino? Davanti ai pm il 33enne avrebbe di fatto sottolineato di essere a conoscenza dell’importanza del quadro ma di non avere idea del suo effettivo valore. Dato che avrebbe appreso solo successivamente, sfogliando i giornali. Secondo la testimonianza dello straniero, inoltre, il marocchino avrebbe subito pressioni importanti da parte dei quattro connazionali e complici arrestati in Marocco affinchè mettesse a segno quel colpo. «Quando ho appreso del loro arresto – avrebbe confessato davanti ai procuratori – mi sono tolto un peso dal cuore». Pare tra l’altro che il magrebino non abbia guadagnato nulla dalla trattativa coi connazionali per fare arrivare la tela in Marocco. Avrebbe potuto fuggire, è vero. Ma il 33enne avrebbe preferito attendere di pagare il suo debito con la giustizia, sapendo che prima o poi sarebbe successo. Mustapha Tahir era stato arrestato ad aprile dalla squadra mobile, su mandato di cattura internazionale emesso dalla polizia di Casablanca. Si era pensato un pò di tutto inizialmente sugli autori del colpo milionario e non, certamente, che a commetterlo potesse essere stato un operaio regolare, padre di due figli e residente – ironia della sorte – nella palazzina che confina con la chiesa di San Vincenzo, in pieno centro. L’uomo, tra l’altro, pagava pure l’affitto alla Curia. Tahir è ancora in attesa del provvedimento della Corte d’Appello di Bologna che deve decidere se concedere l’estradizione, così come chiesto dalle autorità marocchine: in nordafrica rischia 20 anni di carcere. A Casablanca, lo ricordiamo, erano finiti in manette per mano della polizia locale i 4 ricettatori: ovvero i complici che avevano tentato di vendere la tela. Tra loro anche un magrebino che aveva vissuto a Modena proprio ai tempi del clamoroso furto e che poi è stato espulso dall’Italia, e quindi dalla nostra città, per clandestinità. Sicuramente il braccio destro di Tahir. Intanto si attende ancora che il prezioso dipinto torni a casa.