Cagli, 17 luglio 2017 - Gioachino Locicero, 60 anni, il ciclista travolto e ucciso da una Fiat Panda tre sere fa a Smirra di Cagli, era andato in pensione da due mesi. Aveva lavorato una vita in una concessionaria Renault, non lontano dal centro di Charleroi, quella parte di Belgio dove sono emigrati dagli inizi del secolo scorso centinaia di migliaia di italiani per lavorare in miniera.

Originario della Sicilia, Gioachino Locicero viveva da molti anni in Belgio con la moglie Elisa Bianconi nativa di Tranquillo di Cantiano. Per loro, il ritorno ogni estate nel piccolo borgo era un appuntamento irrinunciabile. Come lo era per Gioachino andare in bicicletta.

Racconta Remo Bianconi, un amico di famiglia: «Io lo chiamavo Giacchì, era una gran brava persona. Animava il paese visto che qui siamo rimasti in 12 persone, tutta gente anziana e zoppa. L’altro giorno aveva lavorato tutto il giorno per sistemare la casa e riparare qualcosa che non andava. Poi aveva detto di voler fare un giro in bici. Che per lui era la passione più bella che aveva.

Andava in bicicletta sulle Alpi, non lo spaventava niente. Infatti era arrivato con la moglie Elisa dal Belgio da due o tre giorni. Il loro unico figlio Damiano li avrebbe raggiunti l’8 di agosto.

Quest’anno ci stavano di più a Tranquillo perché era andato finalmente in pensione. Le strade della provincia le conosceva molto bene, perché le aveva percorse tutte con la sua bicicletta.

Per quello che sappiamo, l’incidente alla Smirra è avvenuto per colpa di questa macchina che si è allargata per superare un trattore trovandosi di fronte Gioachino. E’ una disgrazia che ci ha lasciato tutti con un dispiacere profondo nel cuore. Era un uomo buono e generoso con tutti».

Il conducente della Fiat Panda è un uomo di 46 anni, di Cagli. Il quale, secondo la ricostruzione dei fatti da parte della polizia stradale di Urbino, ha evitato il carcere per omicidio stradale aggravato dalla guida in stato di ebbrezza, solo perché l’ospedale di Ancona non ha informato tempestivamente della morte del 60enne ciclista, portato in condizioni gravissime in rianimazione.

L’arresto è possibile in flagranza di reato e, secondo la polstrada, quel termine è stato bruciato dalla mancata informazione dell’ospedale sull’avvenuto decesso.