Rovigo, 16 giugno 2017 - Nicola Stella è stato condannato a 14 anni di reclusione per aver ucciso Massimo Negrini. La sentenza del giudice Alessandra Martinelli è di ieri. L’omicidio è stato commesso martedì 2 febbraio 2016. Stella, 39 anni, di Lendinara, ha sparato in faccia con una carabina all’artigiano 51enne di Giacciano con Baruchella. 

Il processo, con rito abbreviato, arriva dunque a conclusione a 15 mesi e mezzo dai fatti. Il pubblico ministero che sosteneva l’accusa, Monica Bombana, aveva chiesto l’ergastolo ritenendo che vi fossero le prove per ritenere l’omicidio non solo volontario ma anche premeditato. Il giudice invece ha ritenuto la premeditazione non fosse dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio. 

L’avvocato di Stella, Giovanni Gentilini, partendo dagli elementi di prova presenti nel fascicolo è stato in grado di mettere in luce quelle che a suo avviso sono incongruenze sostanziali con la tesi della premeditazione. A Stella sono state riconosciute le attenuanti generiche. Gli ha giovato l’aver scelto il rito alternativo, cioè il processo abbreviato che ha consentito al tribunale di Rovigo di saltare completamente il dibattimento. Ed anche il fatto di aver ammesso le proprie colpe. Anche se la confessione è arrivata soltanto il 9 giugno scorso dopo che, per oltre un anno, Stella si è dichiarato innocente ed inizialmente aveva tentato di addossare la responsabilità dell’omicidio su di un cinese che avrebbe avuto rapporti d’affari con lui e Negrini. Un soggetto che non è mai stato nemmeno indagato, completamente estraneo alla vicenda. Stella però non ha solo scelto di confessare con spontanee dichiarazioni, ha accettato di sottoporsi ad interrogatorio con le regole dibattimentali. Anche questo aspetto ha deposto a suo favore.

Stella con Negrini aveva iniziato una collaborazione nella compravendita di materiale d’antiquariato. Il movente dell’omicidio, stando alle dichiarazioni offerte dal Stella alla magistratura, sarebbe di natura economica. Negrini gli era creditore di circa 40mila euro. Come avesse accumulato questo debito non è del tutto chiaro ma tra le abitudini ammesse da Stella c’è quella del gioco alle slot machine. Negrini aveva il porto d’armi, sembra fosse sua abitudine girare con una pistola in tasca. Il 2 febbraio 2016 i due avevano un appuntamento al casolare dove Stella conservava una carabina. In marzo i parenti di Negrini avevano chiesto un risarcimento di un milione e 400mila euro. Nel frattempo hanno raggiunto un accordo per 50mila euro che sono stati pagati dai genitori di Stella. Ora sia procura sia la difesa hanno la possibilità di impugnare la sentenza in Appello, a Venezia.