di Giuseppe Poli Il green pass per i giovani sportivi sta diventando una questione più che spinosa. Soprattutto per le famiglie di quei ragazzini che hanno compiuto i dodici anni e che per praticare la disciplina preferita, in palestre e piscine, sono obbligati a essere vaccinati, e dunque a possedere e mostrare la certificazione verde, oppure a fare tamponi continui, con relativi costi insostenibili. A livello locale le diverse federazioni sportive si comportano seguendo i protocolli che ricevono dalla rispettiva casa "madre" nazionale. E invece di tracciare un trait-d’union, di...

di Giuseppe Poli

Il green pass per i giovani sportivi sta diventando una questione più che spinosa. Soprattutto per le famiglie di quei ragazzini che hanno compiuto i dodici anni e che per praticare la disciplina preferita, in palestre e piscine, sono obbligati a essere vaccinati, e dunque a possedere e mostrare la certificazione verde, oppure a fare tamponi continui, con relativi costi insostenibili. A livello locale le diverse federazioni sportive si comportano seguendo i protocolli che ricevono dalla rispettiva casa "madre" nazionale.

E invece di tracciare un trait-d’union, di creare un percorso condiviso e condivisibile, una strada buona e giusta che non trasferisca dodicenni dalla palestra al divano, anche le stesse federazioni, e non più soltanto le società sportive, cominciano a contendersi a colpi di "noi il green pass non lo chiediamo" gli atleti più giovani. Sulla questione ecco Fabio Luna, primo uomo del Coni Marche: "Nel momento in cui c’è un’emergenza, con un Governo che emana delle norme, quelle norme vanno rispettate. E lo sport, che è basato sul rispetto delle regole, non può che adeguarsi. L’auspicio è che chiunque fa attività sportiva lo faccia attenendosi alle norme. Condivise o non condivise, ma da rispettare".

Il mondo dello sport, messo in crisi dall’emergenza Covid ma pure capace di reagire, riportando da Tokyo un medagliere d’eccezione, s’interroga. Perché c’è chi può "eludere" l’obbligo del green pass, svolgendo attività all’aperto, e che potrebbe dunque accogliere tutti i giovani che hanno compiuto dodici anni che, senza green pass, non possono più fare attività al chiuso.

"E’ chiaro che ci rendiamo conto delle difficoltà delle società sportive e di tante famiglie - conclude Luna -. Così come ci rendiamo conto che tutti gli sport ‘indoor’ potrebbero essere sfavoriti. Ma la nostra preoccupazione è che, di riflesso, ci sia un abbandono dell’attività sportiva. Già stiamo registrando un calo di tesserati del 30% circa. La difficoltà c’è. Ma siamo sempre in uno stato d’emergenza, non dimentichiamocelo".

Corrado Albanelli, general manager del Cab Stamura Ancona, non nasconde le preoccupazioni della società: "Il green pass sta portando effetti molto significativi, sono davvero preoccupato. L’unica cosa positiva è che salvaguardiamo il minibasket, perché lì non serve. Ma under 13 e under 14 sono un grosso problema. Mentre abbiamo avuto un riscontro molto incoraggiante da parte delle categorie superiori, lì quasi tutti i ragazzi sopra i 14 anni si sono vaccinati, ma sono categorie dove ci sono già grosse motivazioni, altri che non hanno le stesse motivazioni rischiano di cambiare sport, oppure di smettere. E questa cosa rischia di penalizzare moltissimo tutto il movimento". In tutte le città della provincia si stanno registrando malumori per quello che potrebbe succedere. Le famiglie temono di non poter sostenere le spese per i tamponi, le società non se ne vogliono far carico. Cosa succederà?