"Il mio film con Ancona protagonista"

Gabriele Ogiva venerdì al teatro Sperimentale presenta la pellicola ‘Addio in Febbraio’: "Anche immagini storiche"

"Il mio film con Ancona protagonista"
"Il mio film con Ancona protagonista"

Se amate Ancona, la sua storia, i suoi luoghi, i suoi personaggi, venerdì (ore 21.15) dovete essere al Teatro Sperimentale. E’ qui che sarà proiettato in anteprima nazionale ‘Addio in Febbraio. Ritorno ad Ancona’ di Gabriele Ogiva, regista del pluripremiato ‘Gli anni folli della velocità, vite straordinarie", di cui questa nuova docufiction è il prequel. E’ una serata speciale per le Patronesse del Salesi, in cui oltre al cast interverranno Elena Turchi e Rodolfo Bersaglia, che inquadreranno il film nel contesto storico e sociale di Ancona nell’immediato dopo guerra, e i Fratelli Marconi di Senigallia protagonisti nei momenti onirici del film.

Ogiva, cosa racconta il suo ‘Addio in Febbraio’?

"I protagonisti sono sempre il nonno e la nipotina, interpretati da Marco Di Stefano e Elena Schiavoni. E’ la storia di Bruno, anconetano nato nel 1943 sotto il rumore dei bombardamenti, che torna nella sua città dall’Argentina dopo cinquanta anni d’assenza".

Uno dei tanti italiani emigrati in cerca di fortuna?

"No, lui è di famiglia benestante. Vive nel quartiere Adriatico, all’epoca in grande espansione, e dovrebbe sposare una ragazza di un’altra famiglia bene. Ma quando arriva da Buenos Aires la cugina Delia scatta il colpo di fulmine. Dopo un’estate d’amore lei torna in Argentina, da dove gli scrive lettere chiedendogli di raggiungerla. La famiglia di Bruno si oppone. Ma lui dopo un anno, a febbraio (di qui il titolo), lascia tutto per raggiungerla, e vivere con lei una storia d’amore lunga 50 anni. Le lettere in questione sono vere, perché quello che racconto è realmente accaduto".

Poi cosa accade?

"Quando Delia muore Bruno torna ad Ancona, anche per conoscere una nipotina, e fin dall’arrivo alla stazione iniziano i ricordi dell’infanzia e della gioventù. Arrivato a casa scopre che nulla è cambiato. Conosce la nipotina, a cui chiede: hai mai visto l’alba al Passetto? Lei dice di no, così i due iniziano una lunga passeggiata dall’alba al tramonto nei luoghi di Ancona, molti dei quali vengono raccontati grazie a dei girati ‘veri’ in pellicola 8 millimetri: una partita dell’Ancona nel ‘53, il Giro d’Italia, le Mille Miglia in corso Carlo Alberto, il nevone del ‘56, il varo della nave Aqua Clara, il carnevale alle Muse... Si parla di figure come lo scultore Sanzio Blasi, o il pilota di moto Giuseppe Lattanzi".

Un film tutto anconetano, insomma?

"E’ un film su Ancona. La città è protagonista. Nessuno ha mai fatto qualcosa del genere, perché il rischio è che lo vedano in pochi. Per questo l’obiettivo è spedirlo a tutte le comunità di marchigiani e anconetani sparse nel mondo. Il film difatti è anche un omaggio a chi ha dovuto lasciare la propria terra".

C’è un motivo per cui le riprese sono iniziate subito dopo il primo film, vero?

"Sì, Elena Schiavoni cresceva in fretta, quindi bisognava fare presto, se no non poteva più interpretare una bambina. Grazie ai due film lei sarà giurata al Giffoni Film Festival, l’evento di cinema per ragazzi più importante al mondo".

Raimondo Montesi