Ancona, 11 marzo 2019 - E così, dopo la 'tempesta emotiva' c’è anche la troppa mascolinità. Come dimostra "anche la foto allegata al fascicolo". Una sentenza quella di tre giudici (donne) della Corte d’Appello di Ancona che senza dubbio passerà alla storia: per i termini riportati e per la diretta conseguenza. 

Ovvero l’assoluzione di due peruviani, accusati di aver violentato una ragazza che nel 2015, all’epoca dei fatti, aveva 22 anni e a quanto pare un gravissimo difetto: somigliare a un maschio, essere brutta. Evidentemente troppo per poter abusare di lei. Il dispositivo uscito dall’aula giudiziaria anconetana parla da solo e da ieri getta altra benzina sul fuoco della polemica dopo il caso della sentenza di Bologna.

La Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura generale di Ancona e della parte civile, ha recentemente ribaltato l’assoluzione in Appello. Ma certe frasi della sentenza lasciano interdetti. 
 
Nelle conclusioni si legge che «in definitiva non è possibile escludere che sia stata proprio lei (la ragazza violentata ndr) a organizzare la nottata, trovando una scusa con la madre» e si afferma che al giovane (uno dei due peruviani sotto accusa) «la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul telefonino con il nominativo di ‘Nina Vikingo’ con allusione a una personalità tutt’altro che femminile, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare».

Quel giorno di marzo del 2015 la ragazza si presentò in ospedale con la madre dicendo di avere subito una violenza sessuale alcuni giorni prima da parte di un coetaneo mentre un amico di lui faceva da palo. Doveva essere una serata come tante altre. Choque Garcia Jorge Luis, 24 anni e il coetaneo Melendenz Pinto John Henrri si erano dati appuntamento con la 22enne in un quartiere a nord di Ancona. 

Flash mob di protesta: "Vergogna"
  
Finito di bere, i tre si sarebbero diretti ai giardinetti pubblici. La ragazza è completamente stordita. Denuncerà di essere stata violentata dopo aver bevuto una birra con la droga dello stupro, un farmaco per farla andare su di giri e approfittare poi di lei sessualmente. I due peruviani in primo grado, il 6 luglio del 2016 vennero condannati. Il 23 novembre 2017 la Corte d’Appello di Ancona ribaltò la decisione: assolti, non credibile la ricostruzione della parte offesa. 
 
Il punto che fa discutere sono però le motivazioni della sentenza, dove la ragazza viene indicata in un passaggio come "la scaltra peruviana" e si sostiene che la giovane sia troppo mascolina e poco avvenente per aver subito una violenza. La sentenza ha fatto saltare sulla sedia un po’ tutti: associazioni femministe, politici, il legale della vittima, l’avvocato Cinzia Molinaro, che ha detto di essere rimasta "sconcertata".

Ma anche il procuratore generale della Corte d’Appello di Ancona, Sergio Sottani, ha espresso forti perplessità a riguardo: "Ritenere che la mancata attrazione sessuale del presunto stupratore nei confronti della vittima possa rappresentare un elemento a sostegno della mancanza di responsabilità, credo debba essere evitato perché si rischia di appesantire lo stress cui la vittima è già sottoposta. Nei casi di sentenze per violenza sessuale, bisogna fare attenzione a certi termini".

La vittima dello stupro e la mamma non vivono più ad Ancona. Sono scappate per la vergogna. Che a quanto pare non ha fine.