Elisa Di Francisca con il piccolo Ettore
Elisa Di Francisca con il piccolo Ettore


Jesi (Ancona), 26 gennaio 2020 -  "C’è ancora da lavorare molto sia come squadra che a livello individuale, ma il sogno delle Olimpiadi è tornato".
Elisa di Francisca, mamma da due anni e mezzo, jesina doc, è campionessa mondiale di fioretto. E’ una delle candidate per ‘Anconetano dell’anno’. Doppio oro olimpico a Londra nel 2012 e argento agli ultimi Giochi di Rio de Janeiro nel 2016, ora è concentrata su Tokyo 2020. Il piccolo Ettore la segue in pedana e lei racconta la sua vita anche su un blog molto cliccato. Ed è da poco reduce dalle pedane polacche che hanno portato un traguardo importante.
Elisa di Francisca, com’è andata in Polonia?
"E’ arrivata la qualificazione per le Olimpiadi di Tokyo e questo è importante. Ma non è andata benissimo. Nella gara individuale ho tirato bene tranne l’ultimo assalto per entrare nelle quattro dove ho perso e ho sbagliato a livello tattico, alla fine dell’assalto. Nella gara a squadre non abbiamo tirato bene contro la Francia. Ancora non ci amalgamiamo. Non si tira bene tutte e tre come se no facessimo ancora bene tanto gruppo".
C’è da lavorarci quindi? Ci sono stati degli attriti ultimamente all’interno della squadra specie con Arianna Errigo.
"Sì, decisamente. Però è arrivata la qualificazione e questo è molto importante".
Come si sente a livello di forma fisica?
"Ho bisogno di allenamento e infatti per questo sono venuta a Jesi. Mi sto allenando da due settimane ormai qui. Siamo con Stefano Cerioni e Annalisa Coltorti a Jesi e cerchiamo di prepararci al meglio"
La voglia c’è?
"Certo. E’ Sicuro. C’è tempo, ci sono altre gare e bisogna rimanere concentrati".
Il rapporto con l’allenatore Stefano Cerioni resta di grande intesa?
"Sì, sempre buono. Nelle ultime gare non è venuto perché doveva essere accanto agli atleti maschi, ma dalla prossima gara a Torino l’8 febbraio saremo insieme. Poi noi donne avremo Cazan".
E il ruolo di mamma?
"E’ sempre impegnativo. Fortunatamente a Jesi riesco ad allenarmi bene perché ci sono mia madre, mia sorella, mio padre e mio fratello ed Ettore è ben coccolato. A Roma è più difficile perché c’è solo il nido o i genitori di Ivan che ogni tanto vengono. Lì di base siamo un po’ più da soli e non è facile conciliare tutto, trovare il tempo per fare tutto. Però bisogna farlo, bisogna fare delle rinunce e così è e sarà".
Lui comunque la segue spesso in pedana.
"Finora sì durante tutti gli allenamenti e le gare è venuto con me. Però da quest’anno inzierò a portarlo meno perché sarà più impegnativo e io avrò bisogno di più concentrazione".
In vista di Tokyo come si sente? Sono ancora forti i ricordi di Rio 2016.
"Sarà un’Olimpiade diversa perché da mamma cambia tutto. Non ci sei più solo tu ma c’è un’altra persona e anzi c’è prima lui. Lo affronteremo un po’ insieme. Molto probabilmente verrà anche lui".
La cosa più difficile da conciliare?
"Gli orari, gli allenamenti. Sai che stai facendo delle cose per te importanti ma a volte ti piacerebbe più stare con lui. A volte ho come la sensazione di togliere del tempo a lui, al nostro rapporto. Bisogna trovare l’equilibrio giusto e a volte non è facile. L’equilibrio tra l’allenamento, l’aver fatto tutto e quindi essere tranquilli e essere stata anche con mio figlio. Magari o all’uno o all’altro togli un po’. Forse più all’allenamento perché poi alla fine io scelgo sempre Ettore".
Poi dopo Tokyo? Una pausa?
"Sì, se penso a quello mi dico è una questione di mesi".
Poi c’è l’intenzione di consolidare la famiglia e regalare un fratellino o una sorellina ad Ettore?
"Sì, di aumentare l’impegno e sarà ancora più dura. Ma ne vale veramente la pena".
Ettore che dice quando la vede in pedana?
"Fa il tifo e grida: ‘Vai mamma, vai mamma’. Se ne rende conto, è contento".
Quando rappresenta l’Italia nello sport mondiale come si sente?
"E’ una bella responsabilità. E’ un orgoglio rappresentare l’Italia. Il nostro è uno sport che ha poche occasioni di essere visto e nel caso delle Olimpiadi sono bellissime sensazioni. Ti senti appartenente ad una squadra ad una nazione. Ti senti questa responsabilità che è motivo di orgoglio. Non è un peso".